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Inverno in alto Adige/Sudtirol – 6 idee per ciaspolare in montagna

Inverno in alto Adige/Sudtirol – 6 idee per ciaspolare in montagna

Non c’è paragone

La montagna d’inverno, questa sconosciuta, scordatevi per un attimo le tanto affollate piste da scii, gli innumerevoli resort di fondo valle, gli spazi welness e i mercatini di natale; chiudete gli occhi e immaginate un’infinità di passeggiate in mezzo alla neve in cui poter stare soli nel silenzio delle cime o nel tepore di un accogliente rifugio ai margini del bosco, circondati dalla natura e dagli animali selvatici che la frequentano.
Voglio guidarvi in questi posti meravigliosi e farvi sentire come ci si sente quando la natura ti avvolge e ti sovrasta amichevolmente, quando non serve parlare la stessa lingua per capirsi se il linguaggio della natura è di per se universale.
Tre sono gli ingredienti per un corretto godimento: tanta neve, ciaspole e voglia di camminare!!

“Certe giornate amare, lascia stare…”

Le ferie dal lavoro sono una cosa bella quando hai il tempo di sviluppare almeno un programma di massima di quello che andrai a fare.
Ebbene, un giorno per decidere tutto, non ho la minima idea di dove andare, cosa fare e brancolo nel buio, l’unica cosa che è certa è l’uscita domenicale in val Gardena con il CAI Novellara. L’unica decisione presa è quella di non decidere ora, proprio così, parto e decido d’istinto sul momento, porto lo stretto necessario nello zaino e poi deciderò il da farsi.

Let it snow, let it snow, let it snow!

Domenica nevica, eccome se nevica, la prima vera nevicata dell’anno è arrivata, bassa visibilità con qualche breve apertura sui picchi circostanti intorno alla valle del rif. Firenze, è comunque una goduria poter camminare dopo tanto tempo su un manto di neve così soffice e alto!
La giornata trascorre in modo piacevole finchè arriva l’ora di prendere il toro per le corna e decidere cosa fare.
Le previsioni meteo dei prossimi giorni mettono bel tempo e con questa neve il divertimento è assicurato, ok resto, faccio il trasbordo dal bus ai mezzi degli amici del Cai di Egna e scendo in val d’Adige all’ostello di Salorno.
Questo bellissimo ed economico ostello della gioventù diventerà la mia casa per i prossimi 7 giorni, sarà la base da cui pianificherò tutti i miei spostamenti.

1° giorno. Ciaspolata Caurìa – Malga Corno e ritorno

Prima giornata di prova per testare i mezzi pubblici locali, partiamo con un servizio extraurbano vicino a “casa” e di breve durata tanto per cominciare.
Pulmino Salorno ( fermata piazza del municipio) – Pochi (fino al fine corsa, costo 1,50 euro) da qui autostop (io ho trovato passaggio subito) per Cauria (5 km circa, non ci sono mezzi che servono l’ultimo tratto).

Cauria è l’ultimo paesino sulle pendici del monte dell’Orso a godere di una vista splendida sulle montagne innevate del versante opposto nella val d’Adige, poco al di sopra si estende un prezioso angolo di mondo fatto di boschi, rari laghi paludosi (lago Bianco e lago Nero) con specie di flora e fauna protette ed endemiche.
Il sentiero è battuto da una moto slitta fino a circa metà percorso poi bisogna arrangiarsi da soli battendo la pista in neve fresca se non è già passato qualcun altro prima di noi.

Distanza: 12,50km A/R
Dislivello: 540 m

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Foto

Freddo e gelo alla partenza a Caurìa. Il sentiero è tabellato.
Il sentiero europeo E5 in inverno.
Passaggi angusti nel bosco.
Il parco naturale di monte Corno.
I primi raggi di sole nel bosco.
Baita isolata.
Spazi aperti e soleggiati dove poter ammirare la catena del Lagorai. ATTENZIONE ad alcuni alberi caduti sul sentiero a metà percorso, niente di grave, aggirabili.
Rifugio monte Corno – Trodena. Balcone panoramico eccezionale sulla val di Fiemme, la catena dei Lagorai, il Corno Nero e Bianco e le Pale di San Martino sul fondale.

2° giorno. 2 x 1
1# Ciaspolata passo Rolle – baita Segantini
2# Passo Rolle – laghi di Colbricon

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1# Ciaspolata passo Rolle – Baita Segantini

Due (mini) ciaspolate in una sola uscita.
La passeggiata alla baita Segantini è un classico intramontabile, si può risalire dalla val Venegia o più semplicemente dal passo Rolle come ho fatto io, il panorama è assicurato, la vista spazia incessantemente su tutto questo versante delle Pale di San Martino, dal monte Mulaz al Cimon della Pala, fino al Velo della Madonna.

L’inizio del sentiero è un tornante più sotto procedendo sulla SS50 verso San Martino di Castrozza.
Pista ben battuta dai gatti delle nevi fino alla Capanna Cervino e poi in neve fresca (più o meno abbondante in base al periodo) fino alla baita Segantini.
Il ritorno è lo stesso, ad un certo punto si può proseguire su piste battute (non so fino a che punto) e sbucare dietro alla malga Rolle per continuare il giro fino ai laghi di Colbricon senza passare per il passo e sull’asfalto della SS50.

Distanza: 6 km A/R
Dislivello: 220 m

Foto

Il sentiero dalla capanna Cervino alla baita Segantini.
Foto alla cima più famosa del gruppo, il Cimon della Pala.
Ai piedi delle pale di San Martino.
L’uomo è un dominatore ma la natura lo è di più.
La baita Segantini.
Panoramica a 120° delle Pale di San Martino dalla baita Segantini.
Chiaro-scuri nella neve.
L’ultima sporca meta.

2# Ciaspolata passo Rolle – laghi di Colbricon

Se la vostra fantasia vuole spaziare ancora e le gambe vogliono camminare di nuovo, non mi direte che siete già stanchi ancor prima di iniziare ;), ho riservato per voi questo secondo itinerario da fare dopo pranzo (possibile sosta alla malga Rolle).

Partenza da malga Rolle diretti ai laghi di Colbricon sotto al maestoso monte Colbricon, l’inizio (o fine che dir si voglia) della catena dei Lagorai. Questa montagna coperta dalla neve fa un effetto particolare, ancora più imponente e severa, in estate passa quasi inosservata, è in inverno che da il meglio di sé. Giro attorno al lago ghiacciato ed innevato e poi rientro per la stessa. Gli alberi assumono forme inumane sepolti come sono dalla tanta neve, assomigliano più a sculture erette in nome di una qualche divinità o ad orsi come dice qualcuno, altre volte sono talmente tanto irriconoscibili da sembrare pinnacoli o missili. Il sentiero è stato aperto da una motoslitta fino al rifugio Colbricon, per terminare il giro del lago è necessario battersi pista con le ciaspole nella neve alta.

Distanza: 6,5km A/R
Dislivello: 230m

Foto

Le pale di San Martino viste da malga Rolle.
Inizio della ciaspolata da malga Rolle ai laghi di Colbricon.
Il sentiero ai limiti del bosco. Qualcosa di bello sta sbucando tra gli alberi.
La cima Colbricon si nasconde dietro le sagome degli alberi.
O.O Adesso s’inizia a ragionare. OMG.
Il rifugio Colbricon in inverno.
Giro attorno al lago di Colbricon in neve fresca.
Neve, mughi, soggettini, Colbricon.
La svolta. Sullo sfondo si vedono le cime del Catinaccio!
L’attraversamento del lago e il rientro per la pista dell’andata.
Ma guarda un po’ che sbucano il Cimon della Pala e i suoi amichetti.

3° giorno. Ciaspolata in val di Funes

Al cospetto di un altro celebre gruppo dolomitico, le Odle.
Full immersion in una delle poche valli che ancora resistono al turismo di massa, rimane un angolo di paradiso poco antropizzato all’interno del parco naturale Puez-Odle pur avendo facile accesso dall’autostrada (uscita Chiusa/Val Gardena).

Parcheggiata l’auto a malga Zannes (giornata intera 6,00 euro) entri nel tratto meglio conservato della valle e subito incomincia la pellicola di un film, il cinema delle Odle prende vita, la quinta è statica ma molto efficace, sempre la stessa ma sempre diversa, come dire…cambiano spigoli, altezze, dimensioni e profondità ad ogni nostro movimento, le pareti di roccia mutano aspetto. Il sole non fa il capolinea fino all’ora di pranzo e il cono d’ombra delle Odle ricade ovunque, la neve copre i rumori e noi siamo i più rumorosi degli esseri qui presenti con queste ciaspole ai piedi. Un abete secolare attira la mia attenzione, un incanto d’albero, possente, articolato, complicato ma non brilla per altezza, ogni ramo un capriccio.

D’ora in poi si riguadagna il sole perso, giochi di luce e di volumi sul sentiero munkel weg, il sentiero che corre a mezza costa è il più vicino alla montagna, ce ne serviamo per raggiungere alcuni spazi aperti al di là del colle, un grande prato accoglie tante piccole stalle per il rimessaggio del fieno estivo, ora non è altro che una grande e accecante macchia bianca ridondante di neve, poco sopra c’è anche la malga Gampen da cui faremo ritorno all’auto per comoda forestale.

Distanza: 13,50 km A/R
Dislivello: 600 m

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Foto

Il sentiero invernale dalla malga Zannes alla Glatch.
Il panorama dalla malga Glatch.
All’imbocco del sentiero Munkel.
Il sentiero Munkel.
Le Odle viste dal rifugio Odle.
Le Odle. Sentiero Munkel.
Munkel Weg
Giochi di luce sul sentiero Munkel.
L’alpeggio prima della malga Gampen.
Balconata sulla val di Funes.
Baita in legno.
La forestale di rientro da malga gampen.
Baite e stalle per la fienagione.

4° giorno. Ciaspolata nel gruppo del Catinaccio

Il gruppo del Catinaccio è una delle mie montagne preferite, ci sono stato tante volte, quasi mai in inverno, motivo per cui ho scelto di provare con le ciaspole questo giro semplice e abbastanza frequentato nella valle del Vajolet.
Ambiente altamente suggestivo, talmente suggestivo da essere teatro di leggende, come quella della ninfa del lago di Carezza o della più celebre storia del giardino di rose di Re Laurino (il Catinaccio si chiama Rosengarten, cioè Giardino delle Rose appunto).

La strada asfaltata conduce dentro alla valle, dal terzo chilometro in poi diventa una pista di neve ben battuta fino al rifugio Gardeccia. I Dirupi di Larsec, alte e serrate pareti di roccia dolomitica, sfilano accanto, lo sguardo compiaciuto si inoltra in fondo alla valle finendo per essere catturato da altre leggendarie montagne come la Croda di Re Laurino, le Coronelle e tutta la sequenza di montagne che chiudono la valle sul lato ovest. Le Torri del vajolet, nascoste fino a questo momento, fanno la loro comparsa in scena, mutano aspetto ad ogni passo, un tratto in falsopiano divide i due ripidi scollinamenti, il rifugio Preuss ci guida dall’alto dell’ultima asperità e domina quest’angolo di paradiso.

Distanza: 16,40 km A/R.
Dislivello: 920m

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Foto

La strada asfaltata che collega Pera di Fassa alla pista di neve battuta per il rifugio Gardeccia.
A tu per tu con le crode.
Autoscatti con la Croda di Re Laurino.
Primo piano della Croda di Re Laurino.
Tratto in falsopiano prima del rifugio Vajolet.

5° giorno. Ciaspolata sull’altopiano del Renon e cima Corno del Renon (2261 m)

L’altopiano del Renon si sviluppa ad una quota media compresa tra i 900 e i 1300 m, la sua massima elevazione è rappresentata proprio dagli oltre 2200 m della cima del Corno del Renon posto all’estremo nord.
La meraviglia è quella di raggiungere i sentieri escursionistici dell’altopiano con gli efficienti mezzi pubblici in partenza da Bolzano.
La rinnovata funivia Bolzano-Renon e il trenino panoramico Renon-Collalbo sono di per se delle bellissime attrazioni turistiche che vale la pena di provare, sedete vicino al vetro e godetevi il paesaggio che scorre lentamente sotto, davanti e dietro di voi.

L’itinerario parte dalla località sciistica di Pemmern (servizio navetta di linea) e, proseguendo per strada a basso traffico per poco più di un chilometro, s’imbocca il sentiero n° 4 nel bosco, rumorosi silenzi e cime alpine innevate fanno da cornice alla calma che aleggia su questo versante dell’altopiano rivolto a nord-ovest, al di sopra del limite vegetativo rimangono da salire gli ultimi 200m dislivello in campo aperto su sentiero panoramico fino alla cima Corno del Renon 2261m. Bellissimo panorama a 360° su tanti gruppi dolomitici e sulle vette alpine.
Possibile discesa alternativa per Pemmern accanto alle piste.

Distanza: 13,50km A/R
Dislivello: 720m

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Foto

Il gruppo del Latemar visto dall’altopiano del Renon.
Sentiero n° 4. Pemmern-Corno del Renon a piedi.
Prime locali aperture sull’altopiano del Renon.
Vista in campo aperto.
Sasso Piatto, Lungo, gruppo del Sella.
Le Odle.
Sentiero panoramico alla cima del Corno del Renon.
Le cime alpine a nord.

6° giorno. Ciaspolata in val d’Isarco.
Colle Isarco – rif. Gallina 1868m + cima opzionale.

Distanza: 11 km A/R (rifugio); 20 km A/R (cima Gallina).
Dislivello: 800m (rifugio); 1650m (cima Gallina).

Colle Isarco è un piccolo paese della valle Isarco posto all’imbocco della val di Fleres, nelle fredde mattine invernali bisogna attendere alcune ore prima che i caldi raggi del sole giungano sulle case, l’aria è pungente e le precipitazioni nevose sono frequenti ma è sufficiente osservare le montagne soleggiate della Val di Fleres per scaldarsi subito il cuore.

L’itinerario parte dal centro (via statale 12) e segue le indicazioni della segnaletica verticale per i sentieri (Huhnerspielhutte), un breve tratto tra le abitazioni e a ridosso dell’autostrada A22 per poi abbandonarsi ai silenzi del bosco di conifere su comoda strada forestale.
I tornanti risalgono il pendio della montagna regalando anche ampie vedute aeree sulla val di Fleres e sull’intreccio di valli verso sud.
Il rifugio Gallina (1868m) è aperto durante l’inverno per offrire all’escursionista tutto quello di cui ha bisogno per rifocillarsi con i piatti della trazione alto atesina e bere dell’ottima birra restando attaccati ad un bellissimo panorama. Se siete amanti della sfide allora potete provare a continuare l’ascesa alla vetta del monte Gallina (2748m) in neve fresca, basta armarsi di pazienza e determinazione e seguire le tracce lasciate dagli scii alpinisti appena dietro il rifugio.

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Foto

Tra le abitazioni di Colle Isarco alla partenza del sentiero.
Colle Isarco e la val di Fleres avvolti nella luce del mattino.
In dirittura d’arrivo al rifugio Gallina. Scorcio sulle vallate a sud.
Montagne della val di Fleres.

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