domenica , Settembre 22 2019
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ITALIA COAST to COAST in bicicletta. 435 km da RIMINI a CERVETERI

ITALIA COAST to COAST in bicicletta. 435 km da RIMINI a MARINA di CERVETERI

Piccolo trattato di ciclosofia

Non di solo pane vive l’uomo che
pedala ardentemente sulla sua bicicletta,
viene avanti mosso da un unico grande credo
Pace, Gioia, Amore infinita.
Nel suo momento di vita piena
ripone fiducia nel mondo,
nel mentre
vive, vede e pensa positivo.
L’avventura è il suo spirito guida,
non conosce altri al di fuori di lui.

Niente e nessuno li potrà dividere
nei secoli dei secoli.
… il cambiamento sta arrivando…

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Modifica percorso: da Ponte Verucchio a bivio per Città di San Marino seguire la SP 258.

Album fotografico completo

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Dati di viaggio

Bici consigliata: Mountain bike mono o bi-ammortizzata.

Giorni in viaggio: 9

Km percorsi: 437

Dislivello totale in metri: 7300

Italia coast to coast

La fantasia si affaccia dal proprio nido per vedere cosa succede, vede che qualcosa è cambiato, stropiccia le ali e prende il volo, fa un giro di ricognizione, plana e si posa su un’idea che le piace, decide di portarla con sè, le tornerà utile.
Nasce a piccole dosi ITALIA COAST to COAST come viaggio in bicicletta a caccia dei luoghi nascosti e dei tesori artistici, storici, paesaggistici e naturalistici del nostro paese.

ITALIA COAST to COAST diparte dalla città di Rimini per seguire la ciclabile della Val Marecchia, dirigendosi al cuore verde pulsante dell’appennino romagnolo, una breve digressione nella Riserva naturale Alpe della Luna e il ritorno alla civiltà con l’ingresso nell’alta Valtiberina a San Sepolcro.
Ritorna a farsi sentire la chiara voce di un fiume, è il Tevere, la città eterna lo sta aspettando a braccia aperte.
La ciclabile del Tevere s’interrompe alle porte di Perugia, nessuno vieta di visitare questa città che si cinge di bellezze secolari nel bel mezzo dell’Umbria.
La campagna perugina si rivela essere particolarmente piacevole agli occhi e alle gambe, non bisogna fare altro che seguire gli appezzamenti coltivati, i verdi intensi delle diverse colture o delle fronde degli alberi ripariali.
Il paesaggio vi cullerà in un andirivieni di sali e scendi fino ad impattare con la collina vera e propria dove tutto si amplifica.
Il percorso verde del fiume Nestore apre le porte verso le ardue risalite, i panorami a lunga gettata tra terra e cielo, le discese impavide di varia natura, è proprio un bell’incedere.
La gola del fiume Chiani è l’ultimo ostacolo naturale prima dell’arrivo alla valle del fiume Paglia e alla rupe d’Orvieto.
Altra città, altri importanti trascorsi storici, Orvieto è una piacevole scoperta.
Città minuta e ricca di grandi bellezze che si manifestano ad ogni angolo, anche ai più nascosti, lontano da occhi indiscreti si cela Orvieto sotterranea.
Benvenuti in Lazio!
La regione dalle infinite sfaccettature e dalle potenzialità sorprendenti.
Gole dalla vegetazione rigogliosa, natura intatta senza precedenti.
Antiche città, luoghi abbandonati, borghi storici arroccati su speroni rocciosi, necropoli etrusche, città ed opere di epoca romana e chi più ne ha più ne metta.
Civita di Bagnoregio è l’apri pista di questo tour laziale, seguiranno l’antica città di Ferento e Monterano, Viterbo, le necropoli vicino a Blera (Norchia, Pian del Vescovo e San Giuliano), la macchia e la caldara di Manziana, il parco di Marturanum e i monti della Tolfa.

Rimini. La città che non dorme mai.

“Qui dove tutto ebbe inizio”. Tempio malatestiano di Rimini.

Rimini è ambivalente, la città che non dorme mai piace veramente a tutti.
La vita notturna (discoteche e locali sulla spiaggia) e quella diurna (mare e spiaggia) si susseguono ininterrottamente in un mood perfetto, un processo che sembra andare avanti senza sosta dalla notte dei tempi, come l’alternarsi dalla notte al giorno.
Persone assonnate trascinano i loro corpi stracolmi di sonno ed altre sostanze verso l’uscio di casa incrociando chi è pronto ad affrontare il nuovo giorno.
Questa volta vedrò solo la faccia illuminata di Rimini, sforna un sole che passa in tutti gli strati della pelle, arriva agli organi interni e li inonda di luce e calore.

Murales sotto al ponte Tiberio di Rimini.

La ciclabile della val Marecchia. I° parte. (foto)

Innesto sulla ciclabile sterrata della val Marecchia!
Pedalando tra canali – Ciclabile val Marecchia.
Il fiume Marecchia tra Verucchio e la rocca di Maiolo.
Passeggiando per Verucchio al cospetto della rocca Malatestiana (attrazione principale).

La ciclabile della val Marecchia. I° parte. (racconto)

ITALIA COAST to COAST si riversa nelle strade di Rimini, passa dal ponte romano di Tiberio e si perde nei meandri della ciclabile della val Marecchia, 50 km di strade bianche a facile percorrenza immerse nel verde della vegetazione di fiume. Siepi e canali lambiscono piccoli centri abitati e frazioni fino a Ponte Baffoni nei pressi di Novafeltria.
La val Marecchia può offrire molto più di una semplice ciclabile e di un fiume, basti pensare a tutti i borghi e gli angoli ricchi di storia che costellano i versanti della valle, alcuni più accessibili altri meno,
per citarne alcuni: Verucchio, la rocca di Montebello con la leggenda di Azzurrina, il formaggio di fossa di Talamello, Novafeltria, il piccolo borgo medievale di Torricella e l’ara sacrificale preistorica, la rocca di Maiolo.

Alta val Marecchia. II° parte. (foto)

Mattina del secondo giorno di viaggio. Uno sguardo ai luoghi attraversati, Ponte Messa e rocca di Maioletto, e un pensiero rivolto a quello che ancora ha da venire.
Facciata della pieve romanica di San Pietro in Messa. La pieve si trova in località Ponte Messa, nell’area sorgeva un insediamento romano, sulle sponde del fiume Messa, importante punto strategico, nella stessa pieve è stata trovata un’ara romana che fa da base all’altare. La chiesa è databile al XII sec. a.C. ma fonti scritte ne attestano la nascita ancora prima, intorno al 912. E’ la seconda chiesa più antica della provincia di Rimini (la traccia gps vi passa accanto!).
Pareti laterali e abside della pieve romanica di San Pietro a Messa.
Veduta aerea della val Marecchia.
La val Marecchia in direzione Badia Tedalda e il crinale della riserva naturale Alpe della Luna sullo sfondo.
Chiesa di San Michele Arcangelo a Badia Tedalda. La chiesa si presenta oggi come organismo semplice ad una navata, in stile romanico, riferibile all’XI secolo, con imponente campanile impostato su una preesistente torre difensiva. Sorto nel 1205, l’edificio venne in parte rifatto intorno al 1520, all’interno si ammirano anche le tre splendide pale d’altare (pale robbiane) e il piccolo ciborio in terracotta invetriata.

Alta val Marecchia. II° parte. (racconto)

La bici ed io reclamiamo i nostri spazi ora che siamo costretti a condividere la strada con i mezzi a motore, la via Marecchiese asfaltata ci guida sempre più al cuore verde dell’appennino, difficile dire se si tratta di Toscana o Emilia Romagna, la distanza tra i due è talmente sottile che è un attimo cadere in errore.
Bistrattato, poco conosciuto e scarsamente abitato, l’appennino ha tutti questi pregi, l’isolamento è la sua forza e lo dimostra all’uomo che sa vedere oltre le apparenze di una veste trasandata e a chi sa apprezzare i tratti genuini e spartani della sue terre.
Cani zerbino all’uscio di casa che prendono il sole incuranti dei passanti, una fila di processionarie scese in terra, marciano sulla strada, case curate, belle o sbudellate e impoverite dal tempo, orti in procinto di produrre ogni ben di Dio, terreni strappati al bosco e lavorati per l’imminente semina di qualche coltura, i primi alberi fioriti a bordo strada in atto di sfida verso le tinte grigio-brune del paesaggio circostante vestito d’inverno.
La natura è l’elemento preponderante dell’alta val Marecchia ma non mancano brevi digressioni storiche ed artistiche atte ad abbracciare la storia dei luoghi, la pieve romanica di San Pietro in Messa e la chiesa di San Michele Arcangelo con le tre splendide pale d’altare robbiane a Badia Tedalda (vedi foto sopra).

Riserva naturale Alpe della Luna (foto)

Passo Viamaggio e lago di Montedoglio.
La deviazione nella riserva naturale Alpe della Luna è opzionale, il tratto di salita è breve e poi è tutta discesa in mezzo ai boschi fino a San Sepolcro ;).
La riserva si estende su un vasto comprensorio che degrada sia verso la Valtiberina sia verso le Marche. Si tratta essenzialmente di un vasto territorio boscato (l’86% della superficie è occupato infatti da boschi) con significative presenze di ambienti non forestali.
Alle quote superiori predomina la faggeta mentre più in basso si trovano boschi di cerro e carpino nero.
La singolarità dell’Alpe della Luna sta nell’elevato isolamento che ha permesso di mantenere quest’area in uno stato ancora pressoché selvaggio, vi sono solo strade forestali e sentieri per l’escursionismo.
Alcuni attimi salienti del mio passaggio nella riserva naturale Alpe della Luna.
Rifugio Pian delle Capanne – Riserva naturale Alpe della Luna.

Riserva naturale Alpe della Luna (racconto)

Le correnti d’aria s’intensificano al raggiungimento del passo di Viamaggio, le montagne non sono più un ostacolo, ora lo sguardo corre a cercare la Valtiberina, più s’allontana e più deve fare i conti con la foschia che aleggia sulle colline, non piove da settimane ormai.
Ci pensa il lago di Montedoglio a togliere ogni dubbio sull’orientamento, il Tevere può tornare ad essere ciò che era, un fiume arginato a spasso per il centro Italia.
In questo ITALIA COAST to COAST ho previsto d’attraversare la riserva naturale Alpe della Luna per dare un tocco in più di magia e mistero al percorso, basta imboccare una deviazione al momento giusto e niente è più come prima.
Niente più discesa, niente più asfalto, niente più auto, solo una strada sterrata che vira bruscamente a nord-est e risale a mezza costa il monte Macchione, non una strada qualunque, la via di Francesco con segnavia bianco/rosso e il simbolo del Tao giallo ad indicare la direzione.
Il bosco è dei faggi che temono ancora le ultime gelate e non si lasciano andare alle prime avvisaglie di primavera, un branco di caprioli mi attraversa la strada, un ragazzo inglese li fotografa manifestando stupore, non sono solo, due rifugi aspettano di riaprire i battenti agli escursionisti.
Me li immagino… gente che intavola discorsi, aromi che fluttuano dalla cucina e s’involano nell’aria limpida di una notte stellata.
La strada forestale scende a tornanti fino al paese di Germignano ( cercate l’azienda di un produttore locale che vende latte d’asina e assaggiatelo).
Seguite il corso del torrente Afra al fondo alla valle, vi condurrà fino alla porte della Valtiberina.

La ciclovia del fiume Tevere (foto)

Ciclabile del fiume Tevere – Bicitalia 5.
La ciclabile del Tevere, tratto tra San Sepolcro e Città di Castello.
Il fiume Tevere a Città di Castello.
Ciclabile sterrata dell’alta Valtiberina nel tratto Città di Castello – Umbertide.
Il borgo di Montone sotto un cielo cupo che promette pioggia.
La ciclabile del Tevere ad Umbertide.

La ciclovia del fiume Tevere (racconto)

Cosa sarebbe la Valtiberina senza il suo fiume?!
Il Tevere è anche soprannominato “fiume della storia”, ad esso è legata la nascita dell’urbe di Roma e l’importante arteria commerciale del tempo.
Diversi popoli si stanziarono sulle sue rive per creare delle comunità, mantenne forte importanza strategica nel medioevo, momento in cui nacquero borghi fortificati, castelli, torri e si svilupparono comuni e signorie tra le più potenti della regione.
Il Tevere e le sue acque erano e sono una risorsa naturale, economica e strategica.
I borghi medievali fortificati sorti lungo la Valtiberina hanno sfruttato l’acqua del Tevere come elemento difensivo (fossati) per sfuggire alle incursioni nemiche.
La ciclabile ghiaiata/sterrata dell’alta Valtiberina permette di entrare in intimità fin da subito con il Tevere per conoscerne i suoi lineamenti, le tante bellezze annidate nei borghi medievali (San Sepolcro, San Giustino, Città di Castello, Montone, Umbertide), la conformazione collinare del territorio circostante, i campi coltivati frammisti a boschi.
Un filo d’arianna che permette d’arrivare fino alle porte di Perugia.

Perugia

Tra le pagine del diario

Perugia è una chicca incredibile, non mi sono stancato un attimo, 10 ore di visita e non sentirle, sorprese ad ogni angolo della città, anche le più inaspettate, ma partiamo con ordine.
La colazione in centro coi piccioni, erano addestrati all’assalto, pessima idea ma comunque ce l’ho fatta.
Successivamente ho iniziato a vagare per le piccole vie e ad ogni angolo c’era qualcosa che catturava la mia attenzione. Viste panoramiche sulla città, sulle colline vicine e sulle montagne innevate dell’appennino, i luoghi storici e le porte d’accesso della città, le mura urbiche di epoca etrusca, l’incredibile pavimento musivo del II sec.
E ancora.

L’acquedotto romano, tempio Sant’Angelo di epoca paleocristiana, il pozzo etrusco e i sotterranei pazzeschi della rocca Paolina, il duomo dove ho scoperto essere custodito l’anello sacro, quello che diede Giuseppe a Maria nello sposalizio (secondo il rito cristiano), la fontana Maggiore, palazzo Priori, ho visto un’infinità di cose oggi, bei posti veramente.

La Fontana maggiore

La fontana maggiore in piazza IV Novembre a Perugia. La fontana monumentale fu progettata da frà Bevignate da Cingoli e realizzata tra il 1275 ed il 1277 per celebrare l’arrivo dell’acqua nell’acropoli della città grazie al nuovo acquedotto. Alla realizzazione delle varie parti collaborano altri valenti personaggi, nella parte idraulica e in quella bronzea sommitale. È costituita da due vasche marmoree poligonali concentriche sormontate da una tazza bronzea, ornata da un gruppo bronzeo di figure femminili dal quale sgorga l’acqua. La fontana è composta da 50 bassorilievi e 24 statue con cui Nicola Pisano e il giovane figlio Giovanni ornarono le due vasche poligonali concentriche. Nelle formelle sono rappresentati i mesi dell’anno con i segni zodiacali e le scene della tradizione agraria, personaggi della Bibbia e della storia di Roma.

Pozzo etrusco di palazzo Sorbello

“Il pozzo delle meraviglie”. Il pozzo etrusco di palazzo Sorbello.
Interno del pozzo etrusco di Perugia. Il pozzo è databile alla seconda metà del III sec. a.C. Il pozzo ha una profondità di 36m dal piano stradale ed è scavato nel banco roccioso, a sezione quadrata nei primi 4 m di profondità e a canna cilindrica per la restante parte (5,50 m di diametro in lenta diminuzione procedendo verso il fondo). Nella foto si evidenzia la copertura in lastre massicce di travertino sorrette da due capriate sempre in travertino. Costo del biglietto d’ingresso: 3 euro.

Altre attrattive

Perugia fuori le mura – Belvedere dalla porta Sole.
Tempio di Sant’Angelo a Perugia. La più antica chiesa della città, risale al V-VI sec. e presenta una singolare architettura a tenda su tamburo poggiante su sedici colonne recuperate da edifici romani e peristilio circolare.
Acquedotto medievale di Perugia.

COSA VEDERE A PERUGIA IN UN GIORNO.
Il mio itinerario di visita a Perugia: – Cattedrale di San Lorenzo (free). – Fontana maggiore (free). – Piazza IV Novembre (free). – Palazzo dei Notari. – Chiesa di San Filippo Neri. – Chiesa dei Santi Stefano e Valentino. – Chiesa della Madonna della Luce. – Porta Trasimena. – Chiesa di San Francesco al Piano e l’oratorio di San Bernardino (free). – Pozzo Etrusco (2.5 euro). – Belvedere di Porta Sole. – Arco Etrusco. – Mosaico di Orfeo con gli animali (da vedere, free!). – Chiesa di Sant’Agostino (free). – Tempio di Sant’Angelo (free). – Cassero di porta Sant’Angelo (free). – Acquedotto medievale (free). – Corso Vannucci. – Torre di Berta sotterranei (free).

Perugia – Orvieto (foto)

La campagna Perugina

Se non esiste una ciclovia tra Perugia e Orvieto basta “crearsela” da sè, giornata impegnativa di dislivelli tra strade bianche, gole selvagge, single track, tratturi, strade secondarie. L’Italia in seconda classe continua per le campagne perugine.
“La campagna perugina”. Con le ali ai piedi.
Le verdi campagne umbre.

Percorso naturalistico del fiume Nestore

La primavera è un prato verde appena fiorito in mezzo alle cose grigie che si porta con sè l’inverno.
Greenway del torrente Nestore.

Colline del Marscianese

Panorama dall’alto del castello di Cibottola.
Full immersion nella natura. Tratto Casaglia – La Scarzuola.

Cicloturistica Massa Martana

Cicloturistica Massa Martana. Percorso MTB del fiume Chiani vicino Orvieto. Dopo una discesa a capofitto con pietre smosse su di una cengia aerea e stretta a picco sul torrente Elmo, il sentiero tocca il basso della valle andando ad incrociare il torrente Chiani. Il percorso è un susseguirsi di leggere ondulazioni nel fitto del bosco fino ad arrivare a questa piccola prateria in cui si può apprezzare l’ambiente naturale incontaminato in cui si è diretti.

Perugia – Orvieto (racconto)

Il mio viaggio ITALIA COAST to COAST prosegue attraverso la campagna perugina alla volta d’Orvieto, si entra nel vivo del tracciato senza esclusione di colpi, bisogna darsi un gran da fare per oltrepassare tutte queste asperità.
Piacere di conoscervi piccole valli coltivate o in attesa di esserlo, delineate da alberi ripariali e piccoli corsi d’acqua, spasso assicurato tra strade bianche, tratturi e strade a basso traffico, nei pressi solo qualche azienda agricola, case di campagna o piccole frazioni.
I toni si fanno più accesi quando, passato il percorso verde sul fiume Nestore, si impatta sulle colline del Marscianese, sono i panorami a lunga gettata tra terra e cielo come dal castello di Cibottola, i single track nel bosco/macchia come quello della cengia a picco sul fosso dell’Elmo, le discese e le risalite da capogiro in luoghi quasi sempre selvaggi e sperduti.

Orvieto

Tra le pagine del diario

Dopo una mattina presa un po’ sotto gamba, qualcuno mi ha detto: “tanto Orvieto è piccola, si visita alla veloce”, ho capito che non era vero e mi sono messo sotto a chi tocca per vedere quello che c’è di più rilevante in città, credetemi che in un giorno non riuscirete a vedere tutto.

Da vedere assolutamente: Chiesa di San Giovenale, San Domenico (ricostruita in parte dopo i bombardamenti della 2′ guerra mondiale), necropoli etrusca di Crocefisso del Tufo dove le tombe sono disposte seguendo direttive, uno schema logico e simmetrico, come intenderemmo noi oggi un cimitero moderno per intenderci, così facendo ho visto indirettamente le pareti tufacee della rupe in vari punti mentre ero in visita. La fortezza Albornoz (dal basso e da sopra), il pozzo di San Patrizio (compare tra i primi posti nelle ricerche Google su cosa vedere a Orvieto), Orvieto Underground (tanto fumo e niente arrosto), mi aspettavo qualcosa di meglio dei soli Colombari e cave di Pozzolana, altra cosa invece il pozzo della Cava, pensate che questa famiglia ha ristrutturato per suo conto dal 1984 al 2002 l’intero complesso sotterraneo, senza denaro pubblico o investitori. Il sito è di proprietà dei beni culturali e si può apprezzare come ne è cambiato l’utilizzo nei secoli, dall’epoca etrusca al Rinascimento. Chiesa di Sant’Andrea, palazzo del Popolo, torre del Moro con panorama a 360′ al tramonto da giù di testa su tutta Orvieto fin dove l’occhio riesce ad arrivare, Duomo e cappelle laterali (Bruzi) che insieme valgono già la visita ad Orvieto (troppo bella la facciata esterna, non va bene, ho perso più di 1 ora tra il dentro e il fuori), dulcis in fundo…il chiostro di palazzo Filippeschi!

Duomo di Orvieto

Facciata del duomo di Orvieto. La basilica cattedrale di Santa Maria Assunta venne disegnata in stile romanico nel 1290 e terminata completamente circa 300 anni dopo.
In corso d’opera prese piede lo stile gotico, vennero costruite le cappelle, tra cui la bellissima cappella affrescata di San Brizio (1400) e le guglie sulla facciata esterna.

COSA VEDERE AD ORVIETO IN UN GIORNO
Il mio itinerario di visita ad Orvieto:

– Ingresso alla città dalla porta di via della Cava. – Visita alla parte medievale. – Chiesa di San Giovenale (free) – Chiostro di palazzo Filippeschi (free). – Chiesa di Sant’Andrea (free) (i sotterranei a pagamento erano chiusi ma li avrei visti volentieri). – Corso Cavour. – Via del duomo. – Piazza duomo. – Duomo (5 euro). – Orvieto sotterranea (10 euro). – Fortezza Albornoz (free). – Pozzo di San Patrizio (5 euro). – Chiesa di San Domenico (free). – Palazzo del Capitano del Popolo. – Necropoli del Crocefisso del Tufo sotto la rupe ( 3 euro). – Torre del Moro (2,80 euro). – Pozzo della Cava ( 4 euro).
Il duomo di Orvieto in tutto il suo splendore.

Orvieto Underground

I colombari di Orvieto sotterranea. A cosa possono servire queste piccole cavità scavate nella roccia? Per riporre le scorte di cibo o forse per mettere a dimora le bottiglie di vino? Niente di tutto ciò. Gli etruschi pensavano proprio a tutto tant’è che si erano ingegnati per avere riserve di cibo a km 0 senza affaticarsi più di tanto.
Una volta scavate le cellette queste dovevano servire ai piccioni come nido, una sorta di allevamento, questi venivano catturati e poi mangiati, perchè proprio i piccioni e non le galline o affini? Il piccione è autonomo, è in grado di badare a se stesso per cui può uscire liberamente dalla grotta per nutrirsi e tornare al nido.
Orvieto underground – Orvieto sotterranea. Un gruppo di speleologi Orvietani ha condotto rilievi accurati nella rupe a partire dal 1970, dalle analisi storiche ed archeologiche sono emersi più di 1200 cunicoli sotterranei, cantine abbandonate e utilizzate per la conservazione dei cibi, specialmente vino.
La cosa interessante è stata studiare gli strati di tessuto antecedente, per questo motivo sono stati rinvenuti cunicoli per la captazione idrica, cisterne etrusche del V sec. a.C. fino a quelle più grandi del medioevo e del rinascimento, pozzi “butto” medievali contenenti i materiali di risulta per la creazione delle famose ceramiche orvietane.
Costo ticket da fare in piazza duomo = 10 euro. Sinceramente mi aspettavo qualcosa in più dalle grotte-cave per l’estrazione della pozzolana e colombari etruschi per l’allevamento dei piccioni (fonte di sostentamento alimentare a basso costo).

Pozzo di San Patrizio

Esterno del pozzo di San Patrizio al margine nord-est della rupe. Il Pozzo di San Patrizio è una struttura costruita da Antonio da Sangallo il Giovane a Orvieto, tra il 1527 e il 1537, per volere del papa Clemente VII, progettato per fornire acqua in caso di calamità o assedio. Il pozzo è un capolavoro di ingegneria, due rampe elicoidali con accesso indipendente che consentivano ai muli di non ostacolarsi durante le operazioni di captazione dell’acqua dal pozzo. Profondo 54 m e scavato nel tufo della rupe, di forma cilindrica e 13 m di diametro, 248 gradini e 70 finestroni.
La discesa verso il fondo del pozzo di San Patrizio.

Necropoli Crocefisso del Tufo

Necropoli del Crocefisso del Tufo a Orvieto.
La località prende il nome dal crocefisso cinquecentesco scolpito nel tufo in una cappellina sotto la zona di San Giovenale.
Caratteristica principale è la realizzazione di un tessuto urbanistico,con una planimetria regolare e strade impostate su assi ortogonali. I pianificatori della necropoli avrebbero dunque proceduto a una divisione in lotti dell’area. Nell’ambito di una sistemazione generale del “piano regolatore” sono state tracciate le altre strade che si intersecano ad assi ortogonali, abbastanza regolari. Le tombe tipiche della necropoli, raggruppate in “isolati”, sono costituite da camere a pianta rettangolare, per lo più singole. La porta di accesso era chiusa da un lastrone di tufo interno e da una fodera di blocchi di tufo allineata con le pareti esterne della tomba. All’interno delle tombe sono costruite le banchine per la deposizione dei defunti, di solito due: una lungo la parete di fondo e una lungo una parete laterale; nelle tombe sono sepolti sia inumati che incinerati. Sull’architrave esterno sono incise le iscrizioni funerarie, che testimoniano il nome del titolare della tomba; esse presentano spesso la formula di possesso secondo cui è la tomba che parla: “io sono di…”.

Chiesa di San Giovenale

Chiesa di San Giovenale ad Orvieto. La chiesa fu edificata nel 1004 sui resti di un antico edificio di epoca paleocristiana ed Etrusco. Costruita in stile romanico, venne poi rimaneggiata nel ‘300 con accorgimenti in stile gotico. Conserva ancora al suo interno affreschi pregiati di scuola orvietana d’epoca medievale ( a partire dal XII sec.) nonostante le importanti modifiche strutturali del XV. La chiesa di San Giovenale è una delle più antiche di Orvieto e da identificarsi come cattedrale prima dell’edificazione del duomo.

Altre attrattive

Metti insieme un sole infuocato sul filo del tramonto e una torre panoramica a centro città che guarda l’abitato dall’alto e dimmi che cosa ci salta fuori. Vista panoramica del duomo di Orvieto dalla torre del Moro (ingresso 2,80 euro).
Orvieto centro. Quartiere della cava.
Il pozzo della Cava di Orvieto.

Orvieto – Viterbo (foto)

Panoramica mattutina della rupe di Orvieto dall’abbazia dei santi Severo e Martirio.
Abbazia di San Severo e Martirio a Orvieto (sulla traccia).
Giornata tranquilla a macinare asfalto, è una pacchia, si è anche più avvezzi all’atteggiarsi davanti alla telecamera ;P Civita di Bagnoregio sto arrivando!!!

“La città che muore”

Civita di Bagnoregio. Un vero e proprio gioiello in lento declino, principalmente a causa dell’erosione degli agenti atmosferici sugli strati inferiori argillosi della rupe. Complesso di epoca medievale e rinascimentale, si attestano anche testimonianze etrusche nell’area. Un tempo munita di cinque porte d’ingresso, oggi ne rimane soltanto una e vi si accede dal lungo ponte che divide la valle del fosso di Bagnoregio dal fosso Torbido, tutt’intorno una miriade di calanchi e verdi valli.

Antica città di Fèrento

Anfiteatro romano di Ferento, costruito nel I sec. d.C.
Terme romane di Ferento (Viterbo).
L’antica città di Ferento (Viterbo) vista dal decumano romano. Assaporando la storia tra terme ed anfiteatro romano, resti di chiese alto medievali, resti di nuclei abitativi e di botteghe artigiane.

Orvieto – Viterbo (racconto)

Orvieto trascende qualsiasi tipo di immaginazione.
Sebbene la rupe non fosse in grado di soddisfare tutte le esigenze umane da poter far pensare alla nascita di una città (era difficile reperire acqua per esempio) c’è chi, nel corso dei secoli, ha trovato escamotage per trasformarla in qualcosa di unico e raro, Orvieto è più di quello che si vede.
ITALIA COAST to COAST è pronta a ripartire tra le pieghe di madre terra per varcare l’ultimo confine di regione di questo ciclo tour.
Il Lazio mette in gioco nuove ed interessanti attrazioni, la più appariscente è Civita di Bagnoregio.
Civita è famosa in tutto il mondo, l’emblema della bellezza e della fragilità del patrimonio storico ed artistico italiano, ritratta sulle copertine di molte riviste di viaggio, soprannominata la “città che muore” a causa della conformazione rocciosa della rupe su cui si trova.
Stretto tra i calanchi, le valli orientate verso l’asse del Tevere e le strade che si portano verso il lago di Bracciano, la scelta del percorso è presto fatta, bisogna seguire la SP 6 fino all’antica città di Fèrento (epoca romana) e poi Viterbo prima di ritrovare le strade tanto care a noi cicloviaggiatori.

La Tuscia viterbese (foto)

Tratto Viterbo – Norchia

“…Perchè se come me vivi per un miracolo”.
A piede libero in avanscoperta.
Non è avventura e scoperta se non c’è da spingere la bici almeno una volta.
Chiesa alto medievale di San Pietro a Norchia (Viterbo). Le rovine della chiesa dominano il pianoro nel quale sorgeva Norchia, città medievale di antiche origini etrusche. La chiesa, in stile romanico, risale al IX secolo. All’interno si riescono ancora a comprendere le forme che doveva avere la chiesa. Navate, absidi, piano di calpestio, colonne portanti, accenno di volte, finestrelle absidali, il tutto avvolto da vegetazione infestante.

Tratto Norchia – Blera

Peace and love, ride a bike and go fast on the white roads.
Altra necropoli etrusca minore vicino Blera.

Necropoli di Pian del Vescovo

Attorno alle rive del torrente Biedano nei pressi della necropoli di pian del Vescovo a Blera.
La necropoli di Pian del Vescovo a Blera è un’importante necropoli rupestre (VI – IV sec a.C.) senza tombe monumentali ma bensì con tombe a dado e a camera con dromos (le più antiche). Le tombe sono distribuite in modo cronologico dall’alto al basso, le più antiche sono sul ciglio del promontorio tufaceo.

Tratto Blera – antica città di Monterano

Necropoli di San Giuliano

Necropoli rupestre di San Giuliano.
Tombe a portico.
Le tombe “a portico” utilizzate per i rituali funebri, risalgono al VI-IV secolo a.C. ed assumono un grande interesse archeologico. Inserite nella tipologia “a semidado”, sono caratterizzate da una sala aperta sopra la camera funeraria e un soffitto a doppio spiovente sorretto da una colonna scavata nella roccia.

Necropoli:
Sorge all’interno del parco naturale regionale Marturanum e il nome del sito ha origine da una chiesetta risalente al medioevo (da vedere!), edificata sul pianoro tufaceo dove oggi si estendono le necropoli. Alcune delle tombe di maggior spicco: – tomba del cervo – tomba della regina – tomba Rosi – tomba cima Da vedere extra c’è il bagno romano e la chiesa di San Giuliano. Nell’info parco all’ingresso rilasciano gratuitamente la cartina con i percorsi numerati da fare a piedi nel mezzo di una foresta rigogliosa e piena di vita animale.

Antica città di Monterano

Visita all’antica città di Monterano. La città vecchia è arroccata su un’altura tufacea della riserva naturale regionale Monterano. Numerose le vicende storiche legate al luogo:
– i primi insediamenti risalenti all’età del Bronzo finale (XI sec. a.C.).
– le tombe etrusche intorno all’altura (dal VII sec a.C.).
– l’occupazione romana (390 a.C). – il feudalesimo con l’avvicendarsi della famiglia degli Altieri a quella degli Orsini (XVI-XVIII). E’ in quest’ultimo periodo che la città si espande maggiormente e proliferano i monumenti (anche al di fuori le mura del castello con la chiesa e convento di San Bonaventura e l’antistante fontana ottagonale del Bernini).
Monumenti d’interesse:
– L’acquedotto medievale.
– Il circuito murario. – La cattedrale di Santa Maria Assunta di cui sopravvive il campanile. – Il palazzo ducale Orsini-Altieri con la fontana del leone del Bernini. – La chiesa di San Rocco.
Chiesa di San Bonaventura e fontana ottagonale del Bernini nell’antica città di Monterano.

Tratto monti della Tolfa

Macchia di Manziana

Macchia di Manziana. Il territorio di Manziana e di Monterano è stato consacrato dagli Etruschi al dio dell’oltretomba, Manth. La “silva Mantiana”, proprio per l’associazione di tetro e oscuro e il dio, era una grande aerea boschiva che si estendeva ad occidente del lago di Bracciano e che ora sopravvive solo in piccola parte nella Macchia Grande.

Caldara di Manziana

La Caldara di Manziana.
La caldara occupa una depressione circolare, probabilmente un piccolo cratere, testimonianza attuale dell’antica presenza del vulcano Sabatino (600.000 anni fa).
Nella caldara sono riconoscibili tre ambienti naturali distintivi: la palude di acque sulfuree,
il boschetto di betulle e la torbiera.
Mi lascio alle spalle la caldara di Manziana cercando di divincolarmi dai sentieri in terra battuta stretti e tortuosi che mi dividono dai monti della Tolfa. Quelli che apparentemente sembrerebbero ciuffi d’erba alta di verde scuro in realtà sono una rara varietà di graminacea chiamata Agrostis canina ssp. Monteluccii.

Monti della Tolfa

Fai la scelta giusta, sinistra o destra?
Mar Tirreno a Marina di Cerveteri.
THE END.

La Tuscia viterbese (racconto)

La Tuscia viterbese è bontà a cuor leggero.
Terra di braccianti e di campi coltivati, pastorizia ed allevamento, terra di uomini onesti che si oppongono alle malelingue e allo scempio dei disonesti, figli alla lontana dei vecchi briganti della Tuscia.
I borghi della Tuscia si annunciano a suon di “benvenuto”, qualcosa d’interessante si annida sempre tra le case e non solo, chiedi e ti sarà dato, di qua sono passati secoli di storia.

Le necropoli rupestri

Le testimonianze maggiori in questo senso sono date da antiche città (Norchia e Monterano) e dalle necropoli etrusche (Pian del Vescovo e limitrofi a Blera, San Giuliano a Barbarano Romano, Norchia), posti che meritano di essere visti solo per la pace che sono in grado di trasmettere.
Un tuffo nel passato laddove le strade si fanno sentieri impervi e gli animali circolano più che le persone.
Uno spazio a parte in cui il mondo rimane all’esterno, la civiltà moderna è altra cosa, si rimane incantati dai suoni del bosco e dal vociare di un corso d’acqua, stupidi di fronte ad una tomba monumentale di grandi dimensioni, impauriti mentre ci si affaccia all’interno delle stesse. Sensazioni forti insomma.

I monti della Tolfa

Chi di voi conosce i monti della Tolfa??
Il tassello mancante di questo ITALIA COAST to COAST sono proprio loro.
I monti della Tolfa sono una lunga barriera boschiva che si estende parallela alla costa a partire dal paese di Tolfa fino a quello di Ceri, uno sviluppo totale di 15 km circa, grandi a sufficienza per farvi sentire ancora una volta piccoli e indifesi di fronte alla forza della natura.
Così come si dispiega il nastro orizzontale continuo dell’orizzonte quando incontra il mare, anch’io distendo i nervi della fronte e sorrido alla vita che mi ha fatto così felice d’aver incontrato il mar Tirreno dopo 450 km.
Vola alto un grido liberatorio di gioia e gli occhi brillano un pò di più in questo giorno.

THE END

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