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Trekking sui Pirenei centrali. 10 Giorni di traversata da rifugio a rifugio.

TREKKING SUI PIRENEI CENTRALI.

10 Giorni di traversata da rifugio a rifugio.

 

Cos’è più suggestivo?

Cos’è più suggestivo?
Vedere i Pirenei rappresentati in quadro da Franz Schrader a fine ottocento e in qualche poster vintage degli stessi anni oppure poter posare personalmente gli occhi sulle stesse montagne che hanno reso celebre quei paesaggi??

Io non ci penserei due volte, tutto quello che devi fare è preparare lo zaino e partire per dieci giorni di trekking alla scoperta degli scenari più belli e affascinanti dei Pirenei centrali!
Questa dei Pirenei è una traversata senza esclusione di colpi ma basta un briciolo di volontà e tutto diventa possibile com’è vero che se vuoi qualcosa nella vita devi allungare la mano per prenderla, anche per gioire delle cose belle di questo trekking bisogna faticare abbastanza.
In palio ci sono centinaia di fantastici panorami che permettono di spaziare dalle gole di un profondo canyon fino alle cime più elevate e famose dei Pirenei.

La sostanza di cui sono fatti i sogni

E se quella che pensiamo realtà fosse un sogno?
Inizio a credere che William Shakespeare avesse ragione, siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, nient’altro che acqua per quanto ne so io, la sostanza che più di tutte abbonda nel paesaggio e da forma al tutto, non c’è nulla di più bello, utile e simile all’acqua.
Essa è onnipresente e ne sono pieni i laghi, i torrenti e i ghiacciai lungo il percorso.
Se solo le pietre potessero parlare chissà quante cose avrebbero da raccontare, ci sono rocce di forme, colori e tipi diversi addossate le une alle altre, pensare che una simile varietà possa essersi creata senza l’ausilio di qualche potere soprannaturale è davvero pazzesco.
Una traversata a piedi tra Francia e Spagna seguendo un percorso di 140 km sviluppato ad hoc per chi come me ha un solo scopo nella testa, incontrare i posti più nascosti ed incredibili dei Pirenei centrali!

Puoi vedere tutte le foto del trekking cliccando qui —>  

Trekking sui Pirenei centrali
Trekking sui Pirenei centrali.
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(una volta aperto la cartella schiaccia lo spazio bianco al centro).

In fondo all’articolo trovi tutte le info utili per organizzare il viaggio.

 

Tipologia di viaggio: Trekking a piedi

Giorni in viaggio: 10

Km percorsi: 140

Dislivello totale in metri: 12’000 circa (con le cime)

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PRIMO GIORNO

Circo di Gavernie

Per più di un’ora siamo rimasti a camminare in mezzo alle nebbie senza sapere cosa stesse accadendo sopra di noi, all’improvviso Alice mi esorta a girarmi e a guardare dietro. Le nebbie si spalancano e compaiono montagne alte più di 3000m, vedere tutto questo fa un certo effetto. Inutile dirvi che è stato bellissimo.

 

 

 

Un grande classico dei Pirenei è senz’ombra di dubbio il circo di Gavernie, i turisti ne vanno matti e hanno tutte le ragioni per esserlo, il posto è davvero unico!

La “grande cascata” e le altre cascate minori sulle pareti del circo riversano l’acqua proveniente dai piani alti dentro al gave de Gavernie, conferendola infine al gave de Pau una volta giunte più a valle.
Il torrente scorre accanto ai nostri piedi e si prodiga di non farci mai mancare un supporto morale fino a quando ci accingiamo a salire a piccoli passi sui tornanti che portano al catino sommitale della valle.
A prima vista non rimane molto della fiorente vegetazione a cui siamo stati abituati finora, sempre più zone detritiche avanzano senza pietà sui prati costringendo le piante alla ritirata.
Siamo passati dai folti boschi di pino abbarbicati sui pendii, dalle betulle che popolano l’alveo del torrente e le varie specie di latifoglie fino ad avere solamente qualche accozzaglia d’albero se non addirittura una lenta scomparsa di forme di vita arboree.

Montagne e mistero sul circo di Gavernie.

 

Visioni oniriche sui Pirenei.
Sarà un picco, un massiccio o una catena montuosa? C’è solo un modo per scoprirlo…restare a guardare il passaggio delle nuvole.

 

Alte pareti rocciose.

 

Il mistero si infittisce nel circo di Gavernie.

Breccia di Rolando

La neve compare all’improvviso e in abbondanza attestandosi nella depressione ai piedi del pic des Sarradets ( lo stesso che da nome al rifugio) e della breccia di Rolando, l’acqua non può rimanere di certo a guardare e si getta nel bacino più basso zampillando allegramente sulle rocce, fino a scomparire sotto il manto nevoso.
La breccia di Rolando è una spaccatura naturale nella roccia alta 100m e segna l’ultimo baluardo prima d’arrivare al fine tappa. Una leggenda vuole che fu creata da Orlando, nipote e paladino di Carlo Magno, quando cercò di distruggere la sua spada Durlindana, per evitare che questa cadesse nelle mani dei saraceni dopo il massacro di Roncisvalle.

– L’orlando furioso. –
La breccia di Rolando può essere raggiunta dal rifugio de Sarradets con circa un’ora di cammino.

 

– Breccia di Rolando. –
Imponente sperone roccioso.

Il sentiero Breccia di Rolando

Il versante opposto cala dapprima tra sfasciumi di detriti e lingue di neve che sormontano il sentiero in più punti e poi tra le balze e le placche di coriacee e abrasive rocce compatte, segmentate solo da profonde fenditure verticali rivolte a valle.
La piana di San Fertus sfila sotto di noi rinverdita dalle anse del torrente fino ad arrivare alla piana di Millaris, una gigantografia di quella precedente.
Il monte Perdido irrompe nell’aria, la montagna più alta di questo parco nazionale svetta davanti a noi con i suoi 3355m di altezza.
Le cime del circo di Gavernie (la Tour e il pic de la Cascade) si elevano dagli strati più alti della cintura rocciosa della faja Luenga, subito prima di arrivare al rifugio de Goriz (2160m).

 

Il sentiero non è ben segnato e ciascun escursionista si inventa la strada che più gli piace senza perdere di vista la direzione da tenere.
Alice scende dalla breccia di Rolando con alcune di queste manovre.
Prestare attenzione fino al Cuello dei Descargador.

 

Il monte Perdido visto dalla piana di San Ferlus.

 

Riflessi e specchi d’acqua sul monte Perdido.

 

Rifugio de Goriz.

 

SECONDO GIORNO (opzionale)

Cima monte Perdido 3355m e ritorno

Si aprono i cancelli del paradiso.
Monte Perdido.

 

 

 

La cima del monte Perdido è un “must have” per tutti gli escursionisti che si avventurano su queste montagne e risulta accessibile senza particolari difficoltà, a patto che si indossino i ramponi sull’ultimo tratto di salita.
Il rifugio de Goriz è il punto d’appoggio perfetto se state pensando di salire la terza cima più alta dei Pirenei.

Prima parte dell’ascesa

Il sentiero sale sin da subito alle spalle del rifugio e sormonta diversi larghi terrazzamenti rocciosi in successione mentre si percorre il canale in ombra che separa le pareti del monte Cilindro da quelle del Perdido.
I diversi accostamenti tra gli elementi naturali del paesaggio producono una mescolanza di chiaro-scuri che suggestionano lo sguardo, le rocce grigio chiare o grigio scure con quelle seppiate, gli accumuli di neve con le zone detritiche.

Seconda parte dell’ascesa

Sembra che gli scalatori si siano dati tutti appuntamento al termine dei terrazzamenti rocciosi, non è ancora chiaro il motivo per cui sono qua ma un silenzio surreale aleggia nell’aria, allo stesso modo il sole irrompe nella scena e si appropria degli ultimi coni d’ombra.
Il lago gelato è forse l’opera più incompresa di questo paesaggio dal momento che non basta ad eguagliare la bellezza dell’ultimo tratto di salita prima della cima.
Andiamo a prenderci questa vetta!

– Inizio dell’ultimo troncone della salita al monte Perdido. –
“Accettate le sfide se volete provare l’euforia e il gusto della vittoria.”

 

Spedizione luna chiama base terra, ci sentite… torniamo a casa. Autoscatto in vetta al monte Perdido.

 

Passaggio esposto su nevaio.
Monte Perdido.

 

Temporale imminente sul Canon d’Ordesa mentre discendiamo al rifugio de Goriz.

 

TERZO GIORNO

Parco nazionale d’Ordesa e del Monte Perdido
Valle d’Ordesa

Il canyon d’Ordesa o valle d’Arazas.

 

 

 

Le sorprese non accennano a finire, l’ingresso nella valle d’Ordesa è sicuramente un altro momento speciale del trekking sui Pirenei.

Conoscere la storia

Tanto per cominciare devi sapere che questa è una valle di origine glaciale, numerose cascate cadono dai circhi e dalle valli glaciali del versante settentrionale e danno nuova linfa al fiume Arazas.
Il movimento del vecchio ghiacciaio ha messo a nudo i diversi strati rocciosi sulle pareti verticali del canyon andando a formare piccoli cornicioni orizzontali chiamati fajas, gli stessi che permetterebbero di attraversare e sovrastare la valle lungo sentieri stretti e vertiginosi.

Piacere di conoscerti

Ci si accosta alle pareti di questo grande canyon zigzagando e sfilando sui cornicioni di amabili precipizi in attesa che il sole volga verso mezzogiorno e ne illumini il lungo corridoio verde.
Le pareti settentrionali e i cespugli in fiore della Genista Horrida sono i primi a ricevere la luce in dono, ma c’è chi è già affaccendato ancor prima che nasca il giorno.
La mandria di bovini biascica l’erba fresca appena raccolta mentre si diffondono nell’aria le squilla dei campanacci e lo scrosciare della cascata Coda Caballo.

Cascata Coda Caballo – Canyon d’Ordesa. 

Come un parco giochi acquatico

Nei prossimi 8 km sembrerà di stare fin da subito in un parco giochi acquatico vista l’abbondanza dei piccoli torrenti che sgattaiolano sui prati e per le ripetute cascate che si tuffano all’impazzata in uno o più salti d’acqua in mezzo al bosco.
La cascata Soaso è un susseguirsi di multiple e sfalsate cascatelle mentre le cascate Estrecho e della Cueva hanno dimensioni ragguardevoli e sono composte da grandi salti d’acqua e scivoli a zigzag sulla roccia calcarea.

 

Sentiero valle d’Ordesa.

 

Cascata Soaso.

 

Cascata Estrecho vista dall’alto.

 

Ultimo salto della Cascata Estrecho.

 

Cascata della Cueva.

Rapimenti in piena regola

Il bosco è capitanato da alti e grossi alberi di faggio che desiderano averci tutti per sè così da fingere un rapimento in piena regola solo per costringerci a rimanere in ascolto anche del suo fantastico mondo, non opponiamo in alcun modo resistenza e ci pieghiamo al suo volere.
Un po’ ci piace questo intermezzo tranquillo, solitario e liberatorio in grembo a madre natura, oltretutto ci permette di scoprire altri aspetti della valle d’Ordesa che non sospettavamo esistessero.
Verremo poi restituiti alla civiltà solo qualche ora più tardi, pronti per raggiungere la valle del Bujaruelo e il rifugio in cui trascorreremo la terza notte.

Il grande albero e le sue radici.

 

Camping Bujaruelo. –
Notti di luna piena.

 

QUARTO GIORNO

Di valle in valle

La Genista Horrida è un cespuglio spinoso piuttosto basso che culmina con questi bellissimi fiori gialli, si vedono subito da lontano perchè tendono a raggrupparsi in grandi appezzamenti, addirittura interi versanti, non è frequente vederli ma quando succede è un vero spettacolo!

 

 

 

Nel cuore pulsante dei Pirenei centrali ci sono montagne che godono di ottima notorietà e c’è chi come noi è disposto a tutto pur di incontrarle, ecco che per arrivare alle pendici del massiccio del Vignemale bisogna essere disposti ad attraversare tre lunghe valli chiamate Sandaruelo, Canau e d’Ossoue.

Valle del Sandaruelo

Torneranno i prati e le diranno che bel fior!
La valle del Sandaruelo ci da il benvenuto su un formidabile prato ricoperto di fiori ed erbe spontanee, ci accompagna verso un ancor più prodigioso assembramento di piccoli cespugli spinosi talmente luminosi da poter perfino credere che possano brillare di luce propria.
Sono sempre loro, i cespugli di Genista Horrida incontrati la prima volta all’inizio del Canyon d’Ordesa!
I prati sono apparentemente inarrestabili e vorrebbero conquistare aree molto più vaste ma le pareti rocciose sul confine francese sormontano la valle del Sandaruelo fungendo da deterrente.

– Il Col de la Bernatoire e il lago omonimo ci attendono oltre la valle del Sandaruelo. –
Una targhetta affissa a lato del sentiero ci informa che questo è considerato un passaggio storico tra Francia e Spagna, e così siamo di nuovo in Francia. Oltrepassare la linea di confine di uno o dell’altro stato è impresa semplice sui Pirenei. Possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo ed avventurarci nella discesa della valle Canau.

Valle della Canau

 

Vallée de la Canau.

 

Valle d’Ossoue

Non sempre ciò che sembra è

La vita scorre talmente placida nel fondo valle d’Ossoue che quasi non ci si accorge del cipiglio che hanno le nuove montagne delineatesi attorno a noi.
Il lago d’Ossoue e gli altri teneri paesaggi incontrati finora sono come oasi naturali pronti a sublimare all’istante in un miraggio dal momento che ci si prepara a consegnarsi all’alta valle.
Nella corrispondenza tra uomo e natura si scoprono gli altarini del nuovo mondo e ci si immerge in un susseguirsi di ambienti e valli laterali molto articolati che culminano in ultima battuta con il ghiacciaio del Vignemale e il rifugio baysellance.

La valle Canau si consegna a quella d’Ossoue all’altezza della diga sul lago.

 

Valle d’Ossoue.

 

Panoramica sull’alta valle d’Ossoue e sul ghiacciaio del Vignemale.

 

QUINTO GIORNO (opzionale)

Ascensione alla cima grande del Vignemale 3298m

Cima grande del Vignemale 3298m.

 

 

 

I punti salienti

Impossibile non sentirne parlare, il Vignemale è una delle montagne dei Pirenei centrali più gettonate dagli escursionisti, io stesso pagherei per rivivere ogni singolo momento di questa giornata ma credo che un sogno così non ritorni più.
Il sorgere del sole sulle pareti settentrionali del massiccio e il passaggio obbligato su ghiacciaio in vista degli oltre 3000m della cima grande catalizzano l’attenzione di chi passa da queste parti.
Il modo migliore per capire di che cosa sto parlando è quello di aggiungere una giornata di trekking solo ed esclusivamente per raggiungere la cima grande del Vignemale partendo dal rifugio Baysellance 2651m.

Alba sul massiccio del Vignemale e rifugio Baysellance.

Prima parte. Ghiacciaio e rocce

I pronostici sembrano essere molto favorevoli dal momento che il ghiacciaio rimane sopito sotto abbondanti strati di neve.
Fortuna vuole che non vi siano crepacci o altre situazioni di pericolo sul ghiacciaio del Vignemale quest’anno, la sicurezza non è mai abbastanza cosìcchè indossiamo almeno i ramponi ai piedi.

Ai piedi del ghiacciaio.
Ci infiliamo i ramponi prima di partire sul ghiacciaio del Vignemale.

Seconda parte. Il catino sommitale

La nostra avanzata sembra non conoscere ostacoli proprio adesso che niente e nessuno ci divide dall’obiettivo.
Il ghiacciaio è racchiuso da un catino sommitale di una bellezza senza pari.
La pendenza è così ridicola da generare un pianoro interamente ricoperto di neve con creste e cime selvagge che lo cingono tutt’attorno.
La cima grande del Vignemale non è solo la più affascinante ma anche la più ricca e visibile testimonianza stratigrafica di queste montagne.

Alice e la cima grande del Vignemale, si vedono altre persone davanti all’attacco della parete rocciosa.

Terza parte. La parete rocciosa

Ultimi passi prima della cima (difficoltà F+ = 1° alpinistico).

 

Cima grande del Vignemale 3298m.

 

SESTO GIORNO

Questione di feeling

Il massiccio del Vignemale visto dalla valle de Gaube, a sinistra la cima del petit Vignemale 3032m e a destra la cima del Grand Vignemale 3298m.

 

 

 

Valle Oulettes de Gaube

Nel trekking sui Pirenei rimane ancora un nodo da sciogliere, scoprire il volto più celebre ed affascinante del Vignemale. Sono giorni che gravitiamo intorno al massiccio come farebbe la terra intorno al sole e la valle di Gaube è proprio il tassello mancante di tutta questa vicenda.
Le pareti calcaree alte 600/900 m svettano sul ghiacciaio dell’Oulettes de Gaube mentre una miriade di rivoli si accalcano sul pianoro erboso sottostante venendoci in contro, a questo quadretto manca solo il dono della parola.

 

Il sole del mattino ricaccia le ombre negli angoli più nascosti di questa montagna.
Una guida alpina e il suo cliente si preparano a salire una qualche parete sul massiccio del Vignemale.

Dolce far niente, starei ore ed ore ad oziare davanti a questo capolavoro della natura ma il tempo è tiranno e bisogna rimettersi in marcia il prima possibile visto e considerato che c’è ancora una ripida salita sassosa prima d’arrivare al passo des Mulettes.
Lo sguardo vigile del Vignemale ci segue sul pendio finchè non facciamo perdere le nostre tracce all’interno di un avvallamento.

Valle dell’Ara

Al culmine della salita si apre la vista sulla valle dell’Ara e ci lasciamo sedurre dalle pareti del circo che la sovrasta dal versante opposto.
Il sentiero procede a mezza costa sulle sue pietraie multi colore prima di imbattersi in un faccia a faccia con il Grand Pic d’Arratille un attimo prima d’arrivare all’omonimo passo.
Possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo ed iniziare a pensare all’arrivo di tappa senza farci troppi scrupoli.

Valle d’Arratille

Siamo pronti a gettarci a capofitto nella lunga discesa della valle d’Arratille entrando in contatto con le diverse espressioni di questo paesaggio incontaminato e desolato.
La valle cede progressivamente posto alla presa di potere delle piante pioniere (pino cembro e pino mugo in primis) fino ad instaurare un regime totalitario disposto a favorire le specie arboree più resistenti del settore pirenaico.

Col d’Arratille.

 

SETTIMO GIORNO

Campo Plano.

Valle di Marcadau

Addio valle di Marcadau è stato breve ma intenso, in fondo non ci conosceremo mai abbastanza anche se di te ricorderemo di quando quella volta ci permisi di piantare la tenda in un posticino bellissimo in riva al torrente e di fare la “doccia” tuffandoci in quelle fresche e limpide acque ricche di pesci che tanto ti curi.
Per questo ed altro ancora ti ringraziamo mentre saliamo a rapidi zig zag sul versante della valle che volge ad Ovest, alla ricerca della cima della Grande Fachè.

Inizio di tappa. Chapelle du Marcadau.

Cima Grand Faché 3005m

La cima della Grande Fachè non è tra le montagne simbolo dei Pirenei centrali e per giunta non è nemmeno particolarmente attraente dal punto di vista estetico se la si paragona alle altre montagne vicine, e allora vi starete chiedendo perchè abbiamo deciso di arrivare fin lassù.
I motivi che ci hanno spinto a salire questa cima sono essenzialmente tre: il facile accesso, i tempi di percorrenza ridotti e il bel panorama a 360° sulle montagne viste in precedenza (massiccio del Vignemale) e su quelle che verranno nei prossimi giorni (gruppo della Frondella, il Balaitous e il Pic du Midi d’Ossau).

Il sentiero diretto al passo della Fachè e la cima della Grande Fachè sullo sfondo.

 

Alice mentre si arrampica sulla cima della Grande Faché 3005m.
La traccia è abbastanza semplice e sicura, bisogna seguire gli ometti di pietra.

 

Selfie sulla cima Grande Fachè.

Valle Campoplano

La discesa è presto servita, è il momento di tornare al passo della Fachè per poi passare un’ultima volta sul versante spagnolo dei Pirenei e procedere verso il lago di Respomuso.
Penetriamo nella gola del torrente sorto dai due piccoli laghi della Fachè e ne costeggiamo il ciglio finchè non si spalancano le porte del paradiso.
Il torrente scende vorticosamente verso Campo Plano con una stretta curva a gomito e si abbandona sui prati prima di consegnarsi all’omonimo lago.
Il rifugio Respomuso ci sta aspettando dietro il dosso!

I nevai estivi sono belli ma non sempre sicuri. Un ragazzo è scivolato da uno di questi ferendosi ad un braccio.

 

Lago de las Ranas e lago del Respomuso sullo sfondo.

 

OTTAVO GIORNO

L’euforia del vivere la montagna.
il Balaitous e il gruppo della Frondella visti dal passo Palas.

 

 

 

Considerazioni sul lago di Respomuso

Le cime del circo di Piedrafita si specchiano sulla superficie del lago del Respomuso, l’invaso artificiale che può accogliere fino a 17 milioni di metri cubi d’acqua e che capta i tre principali torrenti (Respomuso, Campoplano e Llena Cantal) di questa piccola area nella valle del Tena.

Lago e rifugio Respomuso (in basso a destra).

Valle d’Arriel

Un pannello illustrativo ci informa che siamo sul famoso sentiero del GR11 giusto un attimo prima che la nostra strada si divida nuovamente da quella della maggior parte degli escursionisti.
Il sentiero in questione, a differenza del GR11, è molto più spartano ed esposto, giusto lo spazio per camminare e a volte nemmeno quello visto che le piante e i cespugli invadono il terrazzamento.
Siamo sulle tracce del magnifico Pic du Balaitous, le protuberanze del Garmo della Frondella ci sovrastano di almeno 200 volte mentre alle nostre spalle si intravede per la prima volta qualche dente aguzzo dei Cuernos del Diablo nel circo glaciale del Balaitous.
Entriamo nel vivo di quest’ottava giornata di cammino solo dopo esserci inoltrati nella valle del fiume Arriel.
La mole del Balaitous è inconfondibile ma è quasi totalmente nascosta dietro alcune creste del gruppo della Frondella, bisogna passare in rassegna tutti e cinque i laghi, compresi il lago basso e alto d’Arriel, prima di entrare in contatto diretto con l’indiscusso padrone di queste cime.

Valle del fiume Arriel.

Chi la fa l’aspetti

Ben vengano i paesaggi rocciosi, ben vengano i sentieri poco frequentati anche se poi è un attimo che ci si trova a fare i conti con delle salita toste e poco amichevoli come quella che sale sul versante a nord del lago alto d’Arriel fino alla porta di Lavedan.
Alla nostra destra scorrono le strambe conformazioni rocciose di quei piccoli contrafforti ancorati alla base del monte Portillon della Barana, salgono verso l’alto fino a raggiungere un pianoro intermedio e li si fermano.

– Oltre la Forcella/porta di Lavedan. –
Proseguiamo verso il fine tappa del rifugio Larribet.

 

NONO GIORNO

Col de la Lie.

Intro di giornata

Nuvole finissime come veli avanzano dall’imbocco della valle del torrente Larribet fluttuando compatte al soffio del vento, alle quote più basse è facile esser preda di questo fenomeno.
Il sole non è mai stato così insicuro di sè, un attimo c’è e l’attimo dopo scompare senza lasciare traccia.
Sull’uscio della porta del rifugio Larribet c’è chi aspetta e spera di scalare montagne come il Balaitous, di arrampicare qualche via su parete nella Blandine o semplicemente di continuare il lungo trekking sui Pirenei centrali.

Col de la Lie

Partiamo pieni di buoni propositi verso il Col de la Lie con tutti i nostri averi sulle spalle, più facile a dirsi che a farsi vista l’irregolarità del terreno ed un paio di tratti a forte pendenza,
certo è che il Pic d’Artouste chiude la scena del circo nel migliore dei modi.
Il sentiero che ci è stato indicato sembra esistere davvero anche se non è segnato in tutte le cartine escursionistiche.

Il lago all’improvviso

Non potete nemmeno immaginare la quiete che si respira sul ciglio di questa altura prossima al lago d’Artouste.
Uscire dalle montagne di una stretta valle per trovare attimi di immensa gioia negli spazi grandi e belli di questo paesaggio non è roba da tutti i giorni.
L’hanno capito anche tutti quei turisti arrivati fin qui sulla panoramica linea ferroviaria d’Artouste e che passeggiano sulla sponda occidentale del lago e sul camminamento della diga osservandosi attorno estasiati, o quelli che invece ritornano a valle sulla proprie gambe rimirando intensamente il panorama alle proprie spalle prima di scollinare il col d’Arrious.

Affaccio sul lago d’Artouste provenendo dal col de la Lie.

 

Diga sul lago d’Artouste.

La celebrity dell’Acquitania

Ci sono voluti nove giorni di duro cammino prima di vedere il Pic du Midi d’Ossau prendere forma davanti ai miei occhi.
Alice sa quanto tenessi a questa montagna, ovunque la si guardi si rimane stupiti dalla ricchezza di particolari che è in grado di rivelare ogni volta.
Vogliamo avvicinarci e vedere più aspetti possibili di questa celebrità dei Pirenei centrali famosa in tutta la regione dell’Aquitania.

Valle d’Arrious

La valle d’Arrious è già un buon punto di partenza per farlo.
Orientata ad ovest, offre una vista completa ed esclusiva sul pic du Midi d’Ossau finchè non si entra nel bosco intorno ai 1800m di quota.
Sentiamo forte e chiaro il rumore della civiltà che scalpita in fondo alla valle, sono passati sei giorni dall’ultima volta che abbiamo visto passare un mezzo a motore su una strada asfaltata e questo ci fa uno strano effetto, più sicurezza a discapito di pace e serenità avute finora.

– Val d’Arrious. Prime inquadrature sul Pic du Midi d’Ossau. – Con la buona volontà si raggiunge tutto, anche la fine di una tappa da 10 ore di cammino. Rifugio Larribet —> rifugio Pombie passando per il col de la Lie.

Valle Pombie

La bella notizia è che la valle di Pombie è esattamente di fronte alla precedente, possiamo spaziare in un habitat più famigliare fatto di prati che si estendono a macchia d’olio sui dolci declivi con tanto di animali da pascolo, pastori che con maestria riescono a radunare una moltitudine di pecore all’interno dei recinti, perfino quello che io chiamo essere il grande “cimitero di pietre” della lunga lingua di detriti rilasciati dal pic du Midi d’Ossau.

– Valle del Pombie. –
Pecore intorno al Pic du Midi d’Ossau.

 

DECIMO GIORNO

Free camping al rifugio Pombie. Alba sul pic du Midi d’Ossau.

 

 

 

Inizio in gran stile con la salita al pic Peyreget, il modo più semplice e veloce per vedere bene il versante meridionale del Pic du Midi d’Ossau.
A questo punto non resta che discendere al lago Peyreget e nei boschi misti di Arazures prima d’arrivare alla valle del fiume Bious, il sentiero da seguire è lo stesso del tour per il Pic du Midi d’Ossau.

Valle del fiume Bious.

 

– Pont de Bious. – Piedi in fresco.

I laghi d’Arrious

Lasciamo la valle Bious e montiamo sul sentiero del GR10 che ci condurrà alla scoperta dei laghi d’Ayous e al termine di questo eccezionale trekking sui Pirenei centrali.
I laghi sono principalmente quattro (il quarto lago è defilato verso il pic Castérau) e sono distribuiti su più livelli, per accedere al successivo bisogna superare il balzo roccioso a monte di ciascun lago, soltanto allora potrete sedere sulle erbose sponde del lago Gentau ed assorbire tutta l’influenza positiva che emanano le pareti del pic du Midi d’Ossau.

Il lago Gentau e il Pic du Midi d’Ossau visti dal rifugio d’Ayous.
La sponda nord orientale del lago Gentau è presa completamente d’assalto dalle bestie al pascolo.
Nei due giorni che siamo stati qui ho potuto studiare i loro comportamenti e realizzare che: vanno e vengono sempre agli stessi orari e preferiscono stare con certi tipi di animali piuttosto che con altri ( i bovini vanno d’accordo con gli equini ed entrambi non amano stare in mezzo agli ovini). 

Tramonto sul Pic du Midi d’Ossau dal rifugio d’Ayous.

Per sempre attimi

L’alba di un nuovo giorno al rifugio d’Ayous inizia con la colazione.
Continuo a pensare che non sia stata una cattiva idea restare fermi due giorni in questo posto, non avrei potuto vedere per due mattine consecutive il sorgere del sole in questa maniera e la mia cameriera preferita, Claire.
I fumi delle tazze di caffè che spandono l’aroma nell’aria e salgono ad intercettare i raggi solari come entrano dalla finestra della stanza, vorrei fermare il tempo e incorniciare questo momento.

– Breakfast time –

 

Non ho nessuna fretta di tornare con i piedi per terra :).
Mi godo lo stupendo panorama dalla cima del pic d’Ayous ( 10/15 minuti a piedi dal Col d’Ayous) che male non fa.

 

– Pic chic to chic. –
Il Pic du Midi d’Ossau fotografato dal pic d’Ayous.  

 

Col d’Ayous (GR 10).

Foresta pluviale? No, boschi di Pacq.
Ci concediamo un po’ di bosco dopo tante pietraie e percorsi sconnessi nella parte alta dei Pirenei. E’ interessante vedere come le piante di Felci, diversamente da quanto avviene in Italia, cerchino i pendii assolati piuttosto che il sottobosco fresco e umido.

Il chemin de la Mature

Il Chemin de la Mâture è un sentiero di 1.200 metri scavato in una parete rocciosa a strapiombo oltre 200 metri sopra il torrente d’Aspe.
Il cammino serviva per trasportare legname dalla vicina foresta Pacq, veniva impiegato nella costruzione di navi militari francesi.

Chemin de la Mâture.

 

Destinazione raggiunta!!
Rientro in bus fino a Bedous e poi treno TER fino a Lourdes.

INFO UTILI

TEMPI DI PERCORRENZA trekking Pirenei

3 autobus di linea da Lourdes

Lourdes staz. Ferrov.- Pierrefitte – Lux -Gavernie (2 ore di pullman circa).

1° giorno: 14 km e 1400m dlv. + e 602m dlv. –

Gavernie campeggio – Breccia di Rolando 5h ½

Breccia di Rolando – Rif. Goriz 3h totale: 8h ½

Deviazione per la “grande cascata” : 200 m dlv. E 1 km

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2° giorno: 8 km 1200m dlv. + e 1200 m dlv. –

Rif. Goriz – Monte Perdido (3355m)

Andata: 3 h

Ritorno: 2h

totale: 5h

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3° giorno: 24 km e 820 m dlv. –

Rif. Goriz. – Rif. Bujaruelo

Totale: 8 ore

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4° giorno: 15 km e 1800m dlv. + e 645 m dlv. –

Rif. Bujaruelo – rif. Baysellance

tempo: 8 ore

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5° giorno: 7 km e 875m dlv. + e 875m dlv. –

Vetta Vignemale

Andata: 3h

ritorno: 2,5h

totale: 5,5h

-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-

6° giorno: 14 km e 625 m dlv. + e 1414m dlv.-

Rif. Baysellance – rif. Wallon

totale: 6 ore

-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-

7° giorno: 10 km e 860 m dlv. + e 572 m dlv. –

Rif. Wallon – rif. Respumoso

salita alla cima Gran Fachè 300 m dlv. + e 1 km di sviluppo.

Totale: 4h ½

-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-

8° giorno: 9 km e 523m dlv. + e 600 dlv. –

Rif. Respumoso – Rif. De Larribet

Totale: 4h

-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-

9° giorno: 17 km e 1500 m dlv. + e 1550 m dlv. –

Rif. De Larribet-Rif. Pombie

Totale: ipotizzo 7/8 ore

-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-

10° giorno: 11 km e 680 m dlv. + e 730 m dlv. –

Rif. Pombie – Rif. D’Ayous

salita al picco Peyreget 200 m dlv. + E 500 m lineari

totale: 5 ore

-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-

11° giorno: 14 km e 270 m dlv. + e 1600 m dlv. –

Rif. D’Ayous – Eth Saut

totale: 5 ore

 

 

Info utili rifugi

 

– Rifugio de la brechè—— CHIUSO fino all’autunno 2018

– Rifugio de Goriz—— APERTO TUTTO L’ANNO +34 974 34 12 01

Prezzi non soci

Dormire(A) Cena(B) Colazione(C) Pic nic Mezza pensione
16,80 17,40 6,10 12,10 A+B+C = 40,30

Per dormire in rifugio è necessaria la prenotazione almeno due giorni prima.

Caparra di 10 euro per ogni rifugio

Valutare la possibilità di dormire in tenda attorno al rifugio con cena+colazione in rifugio.

 

Rifugio de Bujaruelo APERTO DAL 1 MARZO IN POI +34 974 48 64 12

Prezzi

CAMPEGGIO

4,50 euro a persona

4,50 euro tenda piccola

bagno e docce calde, possibilità di prenotare i pasti (pranzi e cene), colazione esclusa?

RIFUGIO

Dormire camerata(A) Cena(B) Colazione(C) Pic nic Mezza pensione
16 10 A+B+C=36

Per dormire in rifugio è necessaria la prenotazione almeno due giorni prima.

Caparra di 10 euro per ogni rifugio.

 

– Rifugio Baysellance APERTO DA META’ MAGGIO A FINE SETTEMBRE 09 74 77 66 52

In quanto aderenti al CAI ITALIANO facciamo parte di una associazione reciproca e abbiamo 50% di sconto sul dormire.

Prezzi CAI o anche detti RECIPROCITE UIAA

Dormire(A) Cena(B) Colazione(C) Pic nic Mezza pensione
12,40 19,00 8,00 10 A+B+C = 39,40 + tassa sogg.

Per dormire in rifugio è necessaria la prenotazione almeno due giorni prima.

Caparra di 10 euro per ogni rifugio.

 

– Rifugio Wallon APERTO DAL 1 FEBBRAIO AL 18 AGOSTO 2018 05 62 92 64 28 – 09 88 77 37 90

http://www.refuge-marcadau.csvss.fr/fr/

Prezzi

Dormire(A) Cena/pasti(B) Colazione(C) Pic nic Mezza pensione
14,00 18,00 8,00 8,00 A+B+C = 40,00

Per dormire in rifugio è necessaria la prenotazione almeno due giorni prima.

Caparra di 10 euro per ogni rifugio.

 

– Rifugio Respomuso APERTO DAL 15 MARZO AL 15 DICEMBRE 2018 +34 974 33 75 56

https://www.pyrenees-pireneus.com/Hebergements/Refuges/Espagne/Aragon/Respomuso/refuge_de_respomuso.htm

http://www.fam.es/refugios/listado-de-refugios/respomuso per prenotazioni online


Per dormire in rifugio è necessaria la prenotazione almeno due giorni prima.

Caparra di 10 euro per ogni rifugio.

 

– Rifugio Larribet APERTO DA FINE MAGGIO A META’ OTTOBRE +33 9 88 66 61 22

In quanto aderenti al CAI ITALIANO facciamo parte di una associazione reciproca e abbiamo 50% di sconto sul dormire.

http://refugedelarribet.ffcam.fr/tarif-reservation.html per prenotazione online

Prezzi CAI o anche detti RECIPROCITE CAF

Dormire(A) Cena(B) Colazione(C) Pic nic Mezza pensione
10,00 18,00 7,00 8,50 A+B+C = 35,00

Per dormire in rifugio è necessaria la prenotazione almeno due giorni prima.

Caparra di 10 euro per ogni rifugio.

 

– Rifugio de Pombie APERTO DAL 15 MAGGIO AL 15 OTTOBRE +33 5 59 05 31 78

In quanto aderenti al CAI ITALIANO facciamo parte di una associazione reciproca e abbiamo 50% di sconto sul dormire.

http://refugedepombie.ffcam.fr/reservation.html per prenotazione online

Prezzi CAI o anche detti RECIPROCITE CAF

Dormire(A) Cena(B) Colazione(C) Pic nic Mezza pensione
10,00 16,50 6,50 9,00 A+B+C = 33,00

Per dormire in rifugio è necessaria la prenotazione almeno due giorni prima.

Caparra di 10 euro per ogni rifugio.

 

– Rifugio Ayous APERTO IN ESTATE +33 5 59 05 37 00

http://www.refuge-ayous.com/index.php/en/ prenotazioni solo via mail

Prezzi

Dormire(A) Cena/pasti(B) Colazione(C) Pic nic Mezza pensione
13,50 18,00 8,00 10,00 A+B+C = 37,50

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18 comments

  1. ciao Leonardo, volevo chiederti se pensi che questo percorso sia possibile da far fare a degli scout di 16/17 anni. in più volevo anche chiederti se c’é un modo per fare questo percorso in 6/7 giorni magari entrando dopo o uscendo prima dal percorso. Ultima domanda volevo chiederti se sono frequenti durante il commino delle fontanelle di acqua oppure dei posti per bere. Noi vorremmo dormire in tenda? Si può fare vero?

    grazie.

    • LeonardoBonetti

      Ciao Giacomo!
      – Il percorso è molto duro e i ragazzi dovrebbero avere una buona preparazione fisica, ho visto gruppi di scout nel canyon d’Ordesa ma non credo facessero più di qualche giorno.
      – Se posso darti un consiglio ci sarebbe un anello carino da fare volendo. I primi tre giorno uguali ai miei primi tre e anche l’inizio del Quarto giorno poi, uscito dalla valle del Bujaruelo e svalicando nuovamente in Francia, puoi tornare a Gavernie chiudendo l’anello in un paio di giorni al massimo passando dal lago d’Ossou. Rimane ugualmente un giro impegnativo ma più corto. Altrimenti puoi togliere 1/2 giorni sul trekking completo se lo interrompi sulla D934 alla Cabane du caillou de soques a 1400m prima di affrontare le pendici del Pic du Midi d’Ossau o togliere 3/4 giorni se da Gavernie risali la strada lungo il gave d’Ossou e parti dal lago d’Ossou ma devi vedere se ci arrivano dei mezzi pubblici.
      – Non mi pare d’aver mai trovato fontanelle, ruscelli si ma non so quanto siano potabili, in alcuni momenti ci sono anche le greggi al pascolo.
      – Si può dormire in tenda solo in prossimità dei rifugi, per il resto del parco vige il divieto di campeggio libero se non sono cambiate le cose nel frattempo.

  2. Bravissimo!!!! Bellissimo giro con info eccellenti! Complimenti

  3. Ciao Leonardo,

    Complimenti per il sito e che belle avventure! 😀

    Dopo anni di escursioni in montagna (ahimé solo nei fine settimana a causa del lavoro) l’estate prossima volevo realizzare un sogno che ho da tempo: partire in 2 per una settimana di trekking da rifugio a rifugio nei Pirenei!

    Ho letto la tua esperienza e dato che per me si tratta di una novità volevo chiederti dei consigli:
    – Non sono attrezzata per le vette innevate e non mi attira molto l’idea, preferisco non avventurarmi troppo al freddo! Togliendo queste tappe dal tuo itinerario, pensi che il viaggio possa rientrare in 8 o meno giorni? Eventualmente per farne solo 6 o 7 cosa si potrebbe togliere senza sacrificare troppe bellezze naturali?

    – Da dove abito non ci sono voli per Lourdes, prevedo di arrivare a Toulouse, poi in treno a Lourdes e poi in bus a Gavarnie. Facendo così però perdo diverse ore negli spostamenti sia all’andata che al ritorno (anche per questo ti chiedo per tagliare un po’ sulla durata totale). Mi potresti dire più in dettaglio quale bus hai preso da Lourdes? E poi per il ritorno una volta arrivato a Eth Saut quale bus hai preso?

    – Non ho mai portato con me zaini così grossi e non sono sicura neanche di cosa metterci dentro… Mi sa che innanzitutto bisognerà rinunciare all’idea di lavarsi e cambiarsi tutti i giorni (magari giusto un cambio giornaliero di mutande e calzini che occupano poco spazio…), ma per il resto? La temperatura è molto variabile? Di solito parto con una maglia tecnica a maniche lunghe e una a maniche corte, una felpa di pile se fa freddo, un k-way se piove, pantaloni corti, pantaloni lunghi ma non molto pesanti. In un altro commento dicevi di avere un abbigliamento tipico da alta montagna, quello che ti ho descritto lo uso sempre in estate e non ho mai superato i 3000 m.
    Nei rifugi ci sono sempre fornite coperte e cuscini per dormire? E c’è sempre la possibilità di comprare il pranzo al sacco per la giornata successiva (è abbastanza come quantità?)?
    Si trova facilmente acqua lungo il percorso?
    Non ho una tenda da bivacco leggera e non so se serve davvero (conto di prenotare tutti i rifugi in anticipo)

    – Se le condizioni meteo fossero sfavorevoli (non dico una fine pioggerella di passaggio ma molto peggio), come si può fare? Proseguire è troppo pericoloso? Ma se piove tanto tutto il giorno e non ci si può muovere, come si fa a rimanere nei giorni stabiliti (e non perdere anche le prenotazioni successive nei rifugi)? Questo aspetto mi preoccupa un po’…

    Spero di non averti fatto troppe domande e che avrai tempo di rispondere!

    Ora vado a guardarmi il tuo video sull’Alta via n°3!

    Buona serata

    Francesca

    • LeonardoBonetti

      Ciao Francesca, è un piacere averti qui su ciclickamente propositivo!
      Vedo che sei piena d’interesse e di domande, proverò a risponderti.
      DURATA TREKKING
      – Il trekking si può fare anche in 7 giorni togliendo la salita alla vetta del monte Perdido, del Gran Vignemale e tagliando il percorso in prossimità del confine francese tra lago d’Arriel Alto e Pic Palas. Qui c’è un passaggio chiamato Col d’Arremoulit (dovrebbe essere abbastanza agevole da raggiungere) che ti farebbe risparmiare un giorno di cammino arrivando direttamente al refuge d’Arremoulit.
      Noi ci eravamo presi due giorni “cuscinetto” in più nel caso qualcosa fosse andato storto, per esempio il meteo avverso, percorso troppo accidentato o malesseri fisici.
      Fortunatamente è andato tutto bene tant’è che non abbiamo preso nemmeno una goccia d’acqua e il mio mal di ginocchio è completamente scomparso, è stata pura fortuna!
      MEZZI DI TRASPORTO
      – Lourdes—> Gavernie collegate con bus di linea (compagnia Kerios Pyrenees e MaLigne). Trovi info sui loro siti internet. Durata viaggio 1h e 30 min circa.
      Etsaut—> Lourdes collegate con 1 bus e 2 treni.
      Bus Etsaut – Bedous
      Treno Bedous – Pau e Pau – Lourdes.
      Durata viaggio 3h e 30 min circa.
      https://www.rome2rio.com/it/
      Qui puoi guardare tutti i percorsi dei mezzi pubblici digitando solamente luogo di partenza e arrivo.
      ABBIGLIAMENTO AGGIUNTIVO
      – L’abbigliamento da portare l’hai già detto tu e mi sento di aggiungere una giacca antivento e un piumino leggero di sotto per quando ci si ferma o per la sera quando ci si accampa, cuffia e fascia in pile. Il ricambio pesante per la notte se si dorme in tenda, io uso calza maglia e maglia manica lunga molto termica.
      Alla sera puoi comunque entrare a scaldarti nei rifugi prima di andare a dormire in tenda, nel tuo sacco a pelo invernale (temperatura confort 0/5°C è meglio).
      DORMIRE NEI RIFUGI
      – Nei rifugi non so se ci sono le coperte e cuscini per dormire perchè ho sempre dormito in tenda (tranne due notti e li c’erano) ma immagino di si! Deduco che dovrai usare un sacco a pelo o sacco lenzuolo.
      Ricordati che se vuoi dormire in rifugio devi prenotare (e pagare un’acconto) almeno 2 mesi prima se decidi di fare il trekking tra luglio e agosto.
      Come dici tu è rischioso perchè se succede che arriva una giornata di brutto tempo sei fregato, la montagna è anche questo, dovrai scegliere se camminare tutto il giorno sotto la pioggia o rimanere fermo una tappa. Ci sono pochi ripari e si rischia di rimanere tutto il giorno esposti alle intemperie. Perdere il pernotto in un rifugio significa perdere tutte le caparre e le prenotazioni dei giorni seguenti senza poter recuperare nulla. Noi non ci siamo voluti prendere questo rischio.
      CIBO E ACQUA LUNGO IL PERCORSO
      – Lungo il trekking non ci sono market perchè sei isolata nelle montagne. Ti dico i PRO e CONTRO di seguito.
      PRO: cena nei rifugi a prezzi bassi e in gran quantità!!
      CONTRO: Il pranzo al sacco che fanno i rifugi (10 euro) è molto poco per il fabbisogno calorico di uno sportivo, quando trovi un rifugio all’ora di pranzo (pochissime volte) fermati a mangiare oppure devi portarti un surplus di cibo già da inizio trekking.
      Barrette energetiche (io ne avevo portate 1 kg ma poi mi ero stomacato, sconsiglio) oppure cibi liofilizzati da cucinare con fornelletto da campeggio (altro peso nello zaino però) oppure sopporti un po’ la fame e arrivi a sera e ti sfondi di cibo nei rifugi (come ho fatto io), facendo così non ho perso peso corporeo in 10 giorni di trekking :).
      L’acqua lungo il percorso è assente se intesa come acqua potabile, è tanta come acqua di ruscelli e laghi, forse basterebbe avere con sè un potabilizzatore (non so come funzionano queste cose), farla bollire in un pentolino o altro… devi informarti. A me non viene molta sete e con 2 litri al giorno faccio anche d’estate, solo un giorno ho bevuto tanto anche dal ruscello senza filtrarla (rischioso) perchè stavo morendo di sete.
      TENDA
      – Se si è in due non è necessario avere una tenda ultra leggera o piccolissima(consigliato per carità), la paleria la porta uno e i teli li porto l’altro. Tenda da 3 kg diventa da 1,5 kg ciascuno.

      • Grazie mille per le tue risposte! Ora prenderò un po’ di tempo per la programmazione!

        Se posso per “restituirti il favore”, ti consiglio (se non ci sei già stato) il versante francese delle Alpi, nella cosiddetta zona del Pays du Mont Blanc: da Chamonix e dintorni partono molte belle camminate (una delle mie preferite è quella del Lac Blanc).
        Altrimenti, sempre rimanendo nel dipartimento Haute Savoie, un’altra bella valle è quella di Samoens. Se ti è piaciuto il Circo di Gavernie, allora amerai anche quello di Sixt Fer à Cheval!

        Francesca

  4. Ciao Leonardo! Complimenti per l’articolo…

    Questo agosto ispirata dal tuo blog volevo fare questo meraviglioso trekking… ho visto che dici di prenotare con largo anticipo i rifugi (in ogni caso porterò comunque la tenda che ho letto può essere usata nei dintorni dei rifugi). Ho letto anche che i sentieri non sono ben segnati sul tratto spagnolo, quindi mi consigli di comprare una mappa alla partenza? Mi chiedevo come ti sei organizzato con l’attrezzatura, se c’è qualcosa di indispensabile da portare! Inoltre volevo chiederti, la persona che verrà con me non è allenatissima al 100% dici che è fattibile oppure meglio optare per qualcosa di più easy?

    Complimenti ancora

    • LeonardoBonetti

      Ciao Kia, grazie per essere passata a guardare l’articolo! Mi fa piacere che ti sia piaciuto.
      Per avere la certezza di dormire in rifugio bisogna prenotare con largo anticipo, entro giugno è meglio penso io, io ci avevo provato 15 giorni prima della data di partenza (metà luglio) e c’erano quasi tutti i rifugi già prenotati, questo non vuol dire che saranno per forza tutti pieni perchè qualcuno può anche non presentarsi nonostante abbia già pagato la caparra per la prenotazione dell’alloggio, è certamente un rischio presentarsi il giorno stesso, se hai la tenda sei più tranquilla e alla peggio ti accampi davanti al rifugio.
      La segnaletica non è un granchè anche nel tratto francese, a volte serve un po’ di orientamento e saper leggere bene la cartina, la cartina dell’itinerario è obbligatorio averla secondo me.
      Abbigliamento classico per l’alta montagna visto che si può passare dai 1000 ai 3355m di quota, la temperatura e il meteo cambiano repentinamente.
      Se vuoi attenerti al mio giro e fare le mie stesse cime allora potresti aver bisogno dei ramponi da ghiaccio e bastoncini da trekking (in tutti i casi).
      Il percorso è impegnativo fisicamente, per di più noi siamo stati baciati dalla fortuna visto che non è mai piovuto, le cose si complicherebbero di più in caso di pioggia.
      Sono partito con un tendine infiammato al ginocchio e l’ho fatto senza troppe ripercussioni, un po’ di mal di schiena ma è normale con 17 kg di zaino e il mio fisico poco robusto, avevo una determinazione tale che niente mi avrebbe fermato.
      Se sapete a cosa state andando incontro e morite dalla voglia di farlo allora fatelo, la fatica sarà sopportabile.
      DOMANDA:
      Fammi l’esempio di un trekking che vi ha messo a dura prova in modo che possa capire il vostro stato di preparazione.

      Buone avventure Kia
      Leonardo

      • Grazie mille per i consigli… 🙂 non vediamo l’ora di partire!!! Opteremo per la tenda per la maggior parte del tragitto, in montagna raramente mi trovo in difficoltà perchè parto sempre attrezzata e pronta per quello che mi aspetta, mi piace partire sapendo quello che mi aspetta!

        Grazie mille e in bocca al lupo per tutti i tuoi fantastici viaggi…

        • LeonardoBonetti

          Sono contento per voi Kia, mi auguro che possa piacervi. Sarei curioso di sapere al vostro rientro com’è andata, buon trekking e buon divertimento intanto!!

          • Ciao! FAVOLOSO! Abbiamo avuto qualche problemino in zona breccia dalla parte spagnola… il ghiacciaio si è ritirato tantissimo e abbiamo dovuto fare un pezzo con le catene e un altro scalbdo la parete rocciosa! Ma il panorama l’aria che si respirava è stato emozionante! Ora siamo a Gavarnie (abbiamo fatto in auto dall’Itaia fino a Gavarnie… domani cerchiamo un bel posto per andare a vedere le stelle cadenti ma con uno zaino più leggero! Grazie ♥️ senza il tuo blog non avrei visto dei posti cosí spettacolari!

          • LeonardoBonetti

            Dai ma che bello che sia andato tutto per il meglio, sono contento! Grazie a voi perchè con i vostri apprezzamenti mi fate capire che ho saputo trasmettere qualcosa che va al di là dello schermo piatto da cui scrivo… grazie @Kia.

  5. Ciao Leonardo!
    Questa estate vorrei intraprendere un trekking di 7 giorni circa sui Pirenei con un amico. Guardando il tuo itinerario e i tempi di percorrenza, potrei particolarmente gradire l’ultima parte del percorso, che mi sembra avere dei tempi medi leggermente inferiori. Al riguardo, avendo avuto già delle esperienze ma non essendo grandi esperti, vorrei chiederti se i sentieri in loco fossero ben segnalati, e dove mi è possibile trovare una cartina dei percorsi e dei rifugi, che sto avendo difficoltà ad ottenerli online… o se ad esempio sei a conoscenza di un numero di un centralino turistico che possa darci delle indicazioni per adattare un itinerario come il tuo a delle nostre esigenze… in ultimo volevo chiederti se hai avuto bisogno di prenotare i rifugi molto prima, o se li prenotavate mano a mano, durante il percorso.
    Grazie!

    • LeonardoBonetti

      Ciao Tommaso!!
      Provo a fare del mio meglio nel rispondere alle tue domande,allora…
      Domanda 1.
      Beh oddio pensandoci bene di tappe “corte” credo che ce ne siano state due, anche perché le ultime due tappe sono pesanti e quella con partenza dal rifugio Respomuoso non è per niente da sottovalutare visto il terreno accidentato e poco segnalato verso metà giornata.
      Se posso darti un consiglio ci sarebbe un anello carino da fare volendo. I primi tre giorno uguali ai miei primi tre e anche l’inizio del Quarto giorno poi, uscito dalla valle del Bujaruelo e svalicando nuovamente in Francia, puoi tornare a Gavernie chiudendo l’anello in un paio di giorni al massimo, se invece vuoi tenere a tutti i costi il mio percorso allora dovresti valutare bene come arrivare all’inizio del trekking perché non sarà poi così facile.
      Non conosco agenzie che possano fare quello che mi chiedi, l’organizzazione dei miei viaggi tendo a farla da solo di solito.
      Domanda 2.
      I sentieri, soprattutto laddove ci sono le rocce, sono segnati male, i pittogrammi scarseggiano spesso e si trovano gli ometti di pietra a segnalare la via, per il discorso cartine ti rimando all’ultimo commento dell’articolo, lì trovera tutte le risposte.
      Domanda 3.
      Se vuoi fare il trekking in Luglio/Agosto (soprattutto) e dormire nei rifugi allora devi prenotarli alcuni mesi prima altrimenti rischi di fare come noi che abbiamo trovato tutto pieno e siamo stati obbligati a portare anche la tenda per ogni evenienza. A presto e buone passeggiate Tommaso!! 😉

  6. ciao, intanto complimenti per l’ottimo racconto e le preziose informazioni!
    Che cartografia hai utilizzato? secondo te è possibile il pernotto in tenda per tutte le tappe o vige qualche divieto come in Italia?

    grazie mille.

    • Ciao Davide! Grazie e ottima domanda.
      Sono partito tracciando il percorso con le cartografie online tipo OSM di GPSies.com per vedere lunghezze e dislivelli e difficoltà al massimo dettaglio, poi ho comprato le cartine alla partenza del trekking (Gavernie) in un botteghino ben rifornito di articoli sportivi (sulla rotonda dove arrestano i bus). E’ difficile trovare una cartina dettagliata al 25/50’000 a Lourdes, non la vende nessuno.
      Ho usato queste cartine:
      “Carte de Randonneès parco nazionale monte Perdido e Ordesa”(in prestito).
      Carta “Valle Tena Wanderkarte 1 : 25 000 (2016)” (presa su amazon).
      “Carte de Randonneès 3 Bearn 1:50’000” (Presa al botteghino).
      Puoi pernottare tranquillamente tutte le sere in tenda, sei in un parco naturale ma il divieto cessa intorno ai rifugi per dare possibilità ai trekker di campeggiare dal tramonto alle prime luci dell’alba.

  7. ottimo percorso e ben descritto .buoni appunti per chi lo volesse percorrere .

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